Un’impresa vanificata

Che la Dea bendata non sia solita sorridere alla squadra di Fonseca è ormai un dato inconfutabile: tre cambi forzati nei primi 37′ non si erano mai visti nella storia dell’Europa League. Un altro record in negativo per la Roma. L’abbandono del campo prima dell’appena ritrovato Veretout al 5′, poi di Pau Lopez al 27′ e infine di un sempre determinante e indispensabile Spinazzola al 37′ lasciano la Roma priva di due giocatori fondamentali e di un portiere che, per quanto discutibile, aveva già mostrato il proprio lato migliore su un ottimo tiro di Pogba.

Ed è così che i giallorossi, costretti all’evidenza di non poter più fare cambi – con tutto ciò che questo comporta sia sul piano fisico che mentale -, si ritrovano in balia di un Manchester United in forma smagliante e che attende paziente un crollo della squadra avversaria. Eppure ciò che fa più male al tifo romanista è che questa volta la Dea bendata, o meglio la sua assenza, è davvero l’ultimo dei problemi.

La partita in pillole

Il primo tempo da montagne russe aveva visto i Red Devils andare subito a segno con un’ottima azione conclusa dal portoghese Bruno Fernandes, mattatore indiscusso della serata insieme al compagno di squadra Cavani. Tutto sembra partire come da temibile pronostico per la Roma, su cui aleggia da anni il fantasma del 7-1. Eppure una “parata” in area di rigore dell’ex juventino Pogba concede ai giallorossi l’occasione del pareggio, che il capitano Lorenzo Pellegrini realizza con professionistica freddezza. Da lì la Roma resiste e combatte, portando negli spogliatoi un ottimo primo tempo con il vantaggio del 2-1 siglato dal tanto atteso Edin Dzeko.

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Un risultato inatteso e che, a onor del vero, pochi avrebbero giurato di poter sperare. Un risultato che apre le speranze di una qualificazione o, quantomeno, di una partita combattuta alla pari. Forse è valsa davvero la pena abbandonare, almeno metaforicamente, il campionato nel tentativo di inseguire un sogno più grande. Forse è vero che la versione Bruce Banner del campionato lascia spazio a un più combattivo Hulk nella competizione europea. Forse la Roma può davvero farcela. Può davvero giocarsela.

Eppure quella che rientra in campo non è neanche l’ombra della squadra vista nel primo tempo. Basta un gol di Cavani nell’immediata ripresa della partita per annientare completamente una mentalità già di per sé non così solida. Uno scossone talmente tanto forte che non lascia più una goccia di ardire alla squadra di Fonseca. Un rigore gentilmente regalato al Manchester dall’arbitro spagnolo Carlos Del Cerro Grande e le incontrastabili incursioni in contropiede della squadra inglese concludono l’opera di una partita per loro perfetta. In un solo tempo ne fanno ben cinque. Bruno Fernandes e Cavani brillano di luce propria per tutta la battaglia, autori ciascuno di due gol e due assist. Gli undici della Roma scompaiono dal campo: a nulla servono le incursioni di uno scalmanato Smalling, che finisce per lasciare puntualmente la difesa scoperta, e altrettanto inutili sono le corse di Pellegrini, che ha quantomeno il merito di aver lottato fino alla fine.

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La partita all’Old Trafford si conclude con una nuova umiliazione della squadra giallorossa, che mai avrebbe voluto rivivere l’incubo del lontano, ma non troppo, 2007. Eppure questa volta fa ancora più male, perché prima responsabile della propria disfatta è la Roma stessa. Una Roma che ha mollato, anche dopo aver promesso ai suoi tifosi di lottare con tutte le proprie forze. Una Roma che ha mollato, anche quando aveva la possibilità di farcela. Una Roma che ha mollato, dopo aver vanificato un tanto agognato vantaggio.

Le dichiarazioni del capitano

Lorenzo Pellegrini, capitano della Roma e migliore in campo, non perde le speranze e suona la carica per il ritorno di settimana prossima. Memore di quella indimenticabile rimonta del 10 Aprile 2018 contro una delle squadre più forti d’Europa, sa che la sua squadra ha tutte le carte in regola per stupire i propri tifosi. Certo, un 4-0 è un obiettivo più che difficile da raggiungere, ma non ci può essere sconfitta nel cuore di chi lotta.

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Questa la promessa di Pellegrini ai microfoni di Sky: “Ai tifosi dico che proveremo a fare l’impresa al ritorno. Abbiamo preparato questa partita come fosse la gara della vita, al ritorno finché l’arbitro non fischierà tre volte lotteremo fino alla fine. […] La Roma non è ancora uscita dall’Europa League“. Un capitano che non ha nulla da rimproverare alla sua squadra e che del suo tecnico, ora più che mai sotto una mole schiacciante di critiche, parla così: “Il mister ha fatto, anzi sta facendo un percorso grazie al quale la Roma sta migliorando giorno dopo giorno. Gli arriverà qualche critica, così come a noi, dopo una prestazione del genere ed è giusto che sia così“.

A chi gli chiede quale sia stato il motivo di un simile tracollo risponde: “Ci eravamo lasciati nello spogliatoio dicendoci di lottare fino alla fine, stavamo ottenendo un grande risultato. Sono successe tante cose in questa partita, ora è difficile parlarne“. Anche Bryan Cristante, sull’esempio del suo capitano, si lascia andare a una responsabile ammissione di colpevolezza: “Quando vai sotto e provi a recuperare bastano due o tre episodi e la partita può finire così. Non si può fare un secondo tempo così, in cui non c’è nulla da salvare. Gli episodi hanno influito, ma ci abbiamo messo del nostro. Sul 2-2 abbiamo continuato a prenderli alti, a provare a recuperare e a vincerla, ma abbiamo sbagliato“.

La consapevolezza di aver commesso una serie di errori imperdonabili e incomprensibili è un ottimo punto di partenza per costruire una partita di ritorno d’orgoglio e tenacia, nella speranza di non cadere di nuovo vittima delle proprie debolezze. Perché la squadra di Fonseca i punti di forza ce li ha e ha dimostrato a più riprese di saperli utilizzare. Ora basta ricordarsene.