Roma, a che punto siamo?

Il primo stralcio della stagione è in archivio ed è possibile fare un mini-resoconto di quanto è accaduto nella Roma di Mourinho.

Non un bilancio ne, tantomeno, una proiezione su quello che potrà essere il prosieguo della stagione romanista. Un semplice punto della situazione, ecco.

Il quadro societario

Partiamo da quel che è accaduto e sta accadendo dalle parti di Viale Tolstoj, negli uffici della As Roma dove, di fatto, prendono forma i programmi e se ne tracciano di nuovi.

La proprietà non più tardi di una decina di giorni fa, ha iniettato nuovo capitale, 25 milioni di euro, “al fine di supportare le esigenze di working capital del Gruppo”, citando il comunicato ufficiale.

Un segnale dalla duplice lettura: i Friedkin seguono da vicino (oltre ad essere costantemente presenti sugli spalti) le sorti della Roma aprendo il portafogli in base alle necessità e che la situazione dei conti romanisti, anche se in via di miglioramento, resta sempre piuttosto critica.

Un miglioramento che è stato possibile anche grazie al mercato in uscita che ha sgravato di onerosi ingaggi, il bilancio della Roma. Ultima (buona) notizia l’accordo raggiunto da Nzonzi con l’Al-Rayyan che consente di defalcare l’ingaggio monstre di 5 milioni di euro dalla voce “costo del lavoro”.

Un faticoso ulteriore successo di Pinto, ottenuto per altro rispedendo al mittente l’impresentabile richiesta di una buonuscita, che segue la scia dello “svecchiamento” della rosa e del relativo abbassamento del monte ingaggi.

Ulteriore novità la rescissione consensuale con il CEO Guido Fienga e l’arrivo di un nome di peso per ricoprire il ruolo di amministratore delegato di Pietro Berardi, già a.d. di Pirelli in nord America.

Un avvio “eMouzionante”

Chiaramente, venendo a questioni di “campo”, la novità più consistente della stagione è senza dubbio Josè Mourinho alla guida tecnica della Roma. Una novità che ha portato un entusiasmo oceanico nel popolo giallorosso e che non accenna a diminuire.

Il tecnico portoghese ha cercato di schermirsi riguardo a tutto l’affetto che lo ha travolto, dichiarando a più riprese di non meritare (ancora) tutta questa attenzione ed amore, ed ha improntato la comunicazione sul concetto del “tempo”. La Roma ha bisogno di tempo, sia per crescere tatticamente in questa stagione, che per irrobustirsi tecnicamente nelle prossime.

Ha ripetuto in diverse occasioni che il suo contratto lo lega alla Roma per (almeno) tre anni. E in questo lasso di tempo si svolgerà il suo lavoro. Chiaramente e con onestà intellettuale non ha nascosto i limiti della rosa, dove a suo avviso manca soprattutto l’esperienza.

Si, perchè la Roma è una squadra assai giovane con un’età media di 24 anni che sarebbe ulteriormente inferiore se non si tenesse conto di Rui Patricio che innalza il dato statistico a causa delle sue34 primavere.

Cionondimeno la Roma ha iniziato alla grandissima la sua stagione, con sei vittorie di fila nei primi sei incontri ufficiali; le due sfide di play-off per la Conference League contro il Trabzonspor, le prime tre giornate di campionato contro Fiorentina, Salernitana e Sassuolo e la goleada al Cska Sofia nel primo match del girone di Conference.

A referto vanno poi registrate due sconfitte, cocenti entrambe per motivi diversi. Il primo stop, tecnicamente più grave, arriva a Verona contro l’Hellas, dove i giallorossi hanno disputato una gara assai al di sotto delle loro potenzialità, mentre nel derby la sconfitta è arrivata a seguito anche di discutibili decisioni arbitrali al netto di un approccio alla gara assai deficitario.

Due inciampi che la Roma ha presto riscattato vincendo in Ucraina il secondo match del girone di Conference e ribadendo la risalita contro l’Empoli in casa con un limpido 2-0.

Cosa va bene

Gli aspetti positivi sono da rintracciare anzitutto nello spirito; la Roma è una squadra “rosicona” che non ci sta assolutamente a perdere. Mourinho ha saputo trasferire in fretta la mentalità giusta. Non ci si arrende e non ci si abbatte, si cerca la vittoria come unica ragione di “vita”.

E questo la Roma lo ha dimostrato anche nelle sconfitte, dove giocando malissimo ed essendo parecchio remissiva ha tenuto in bilico il risultato fino alla fine, come accaduto a Verona, ed ha saputo risalire fino quasi a pareggiare (meritatamente) un Derby che la vedeva sotto per 2-0 dopo venti minuti.

Va bene l’innesto dei nuovi elementi, a cominciare dal portiere; Rui Patricio si è rivelato una garanzia tecnica ed anche “umorale”. Si fa sentire dai compagni e dà sicurezza. Va bene Vina, giocatore che si è inserito velocemente nel gruppo e mette al sicuro la fascia sinistra in attesa del rientro di Spinazzola.

Va benissimo Tammy Abraham che da subito è diventato il beniamino del pubblico grazie soprattutto alla generosità messa in campo oltre ai tocchi di classe, le reti segnate e i tanti, troppi, legni colpiti.

Due elementi però rappresentano meglio il nuovo ambizioso corso romanista: Niccolò Zaniolo sembra essere finalmente tornato ai suoi livelli di rendimento, ovvero quelli di un campione predestinato. Col passare delle settimane la sua forma fisica è andata in crescendo e sono sempre più frequenti le sue inarrestabili e straripanti sgroppate che squassano le difese avversarie e spostano le partite.

Poi c’è Lorenzo Pellegrini; figlio di Roma capitano e bandiera che ha appena rinnovato il contratto fino al 2026 ed ha fatto un salto di qualità notevolissimo nel suo rendimento.

Era già un calciatore assai forte prima di questa stagione, ora il suo livello qualitativo e soprattutto di continuità si è ulteriormente innalzato, non solo per quel che riguarda lo score di goal segnati (ieri in rete anche in azzurro), ma per quella qualità, quelle intuizioni, quelle giocate che talvolta si potrebbero definire “tottiane” e lo hanno catapultato nell’empireo dei più forti interpreti del ruolo a livello europeo.

Cosa non va bene

Bisogna per onestà però riconoscere che non è tutto rose e fiori. La Roma appare ancora una squadra incompleta nella rosa. E più di ogni altra cosa lo è nel terzino destro. Karsdorp è sostanzialmente il solo a disposizione di Mourinho.

Sebbene l’olandese sia strutturato, potente e resistente appare evidente come non possa tirare la carretta da solo. In rosa c’è Reynolds, ma appare chiaro che Mourinho non lo consideri in grado di assolvere al compito, tant’è che si è arrivati a schierare Ibanez nel ruolo per far rifiatare il povero Ric.

Manca qualità ed esperienza a centrocampo. Cristante è il prototipo del centrocampista che desidera Mourinho, su di lui fa ciecamente affidamento ed infatti non esce praticamente mai dal campo.

Così come Veretout con il quale compone una coppia di centrali di centrocampo affidabile, si, ma certamente migliorabile. Ci sarebbero anche Villar e Diawara, ma il tecnico portoghese non li “vede” in modo particolare non vede il giovane centrocampista spagnolo che lo scorso anno, invece, si era imposto a suon di prestazioni di alto livello.

A sorpresa è stato rilanciato Darboe, che dopo il brillante finale della scorsa stagione, è stato “ripescato” e messo in campo, da titolare, sia contro lo Zorya che contro l’Empoli, fornendo prestazioni assai interessanti e candidandosi come alternativa valida, soprattutto di Cristante.

E’ noto che Mourinho chieda molto, se non tutto, ai suoi giocatori riguardo l’intensità e la prestazione, e se c’è un motivo di “critica” nei confronti del tecnico sta forse proprio nel non aver attinto alle rotazioni con più frequenza.

Di fatto giocano sempre gli stessi. Possibile che non si possa dare spazio, anche solo per un tempo o meno, ad atleti che comunque un minimo di affidabilità hanno dimostrato di poterla fornire?

Il risultato è che gente come Veretout e Cristante ha recentemente fornito prestazioni a dir poco appannate, e non siamo nemmeno al primo quarto di una stagione densa di appuntamenti.

Rotazioni corte anche al centro della difesa, dove Mancini e Ibanez sono praticamente egemoni delle presenze, in virtù anche del fatto che l’affidabilità atletica di Smalling (di nuovo fermo per un infortunio muscolare accusato al termine di Roma-Empoli) è quella che è. Kumbulla probabilmente denuncia lo stesso difetto di “esperienza” di altri in altri ruoli, fatto sta che anche lui è preso poco o nulla in considerazione dal tecnico.

Infine qualche appunto lo si può muovere in relazione al gioco espresso dalla Roma. Chiaramente non è una squadra che brilla per schemi spettacolari e calcio champagne.

E’ pragmatica e si affida soprattutto alle doti tecniche di un reparto offensivo assai munito e dotato, tra i migliori in circolazione. C’è però da riscontrare che talvolta, contro squadre che lasciano l’iniziativa e attendono ordinatamente e con attenzione, la Roma non riesca a trovare il bandolo della matassa.

Il giro palla romanista risulta talvolta pigro, involuto, con fraseggio lento che favorisce inevitabilmente la scalata ed il riposizionamento difensivo dell’avversario. Migliorare questo aspetto del gioco richiede quel tempo che Mourinho ha messo in cima ai desideri. Tempo per addestrare, i singoli ed il gruppo tutto, ai movimenti pensati e richiesti dal tecnico portoghese.

Prospettive

S’è detto all’inizio che questo vuol essere un semplice punto della situazione, quindi non si vuol preconizzare alcunchè ne tantomeno fissare obiettivi o alzare l’asticella delle aspettative. Certamente però si può provare ad ipotizzare che ci saranno interventi sul mercato di Gennaio, a cominciare dal terzino destro passando magari dall’innesto di una valida alternativa a centrocampo.

In questo senso circola da qualche giorno una “notizia” relativa a contatti tra l’entourage del ventiquattrenne Denis Zakaria, forte mediano svizzero del Borussia Mönchengladbach.

Così come è ipotizzabile che Pinto completerà l’opera di svecchiamento e smaltimento di contratti onerosi cercando di piazzare anche Fazio, Santon e Riccardi, gli ultimi rimasti nella lista dei “fuori progetto”

Quel che però sembra abbastanza certo è che l’entusiasmo che avvolge la Roma non accenna a diminuire. Già oggi risulta essere la squadra che a di più “riempito” gli spalti in questo stralcio di stagione in serie A.

E, in concomitanza con le nuove disposizioni anti-Covid, che vedono l’espansione al 75% della capienza degli impianti all’aperto, sembra che la Roma stia per annunciare il lancio della campagna abbonamenti per il resto della stagione. 52.000 posti che facilmente verranno riempiti tutti.

Ecco, forse più di tanti discorsi, la prima vera vittoria è stata questa ritrovata e forte sintonia anche con quella parte di popolo giallorosso che ultimamente aveva ceduto il passo ad umori grigi, se non neri, e si era un po’ allontanata dalle sorti della propria squadra.

Invece, grazie anche ad intelligenti iniziative riguardanti soprattutto il pubblico più giovane, la Roma dei Friedkin ha ridato nuovo impulso ad un amore che in qualcuno si era solo sopito.

Si ringrazia Barbara Errera per la fotografia a corredo dell'articolo