Quando a sbagliare è il leader

Il giorno dopo la storica disfatta norvegese, è opportuno fare delle considerazioni su quanto visto in campo e, soprattutto, ascoltato nel post partita.

Per l’ennesima volta Mourinho ha posto alla berlina una parte della rosa, additandoli per le loro (a suo giudizio) scadenti capacità tecniche. Quando a domanda risponde “sono problemi di qualità”, è esplicito.

A suo avviso l’undici iniziale del Bodo-Glimt è qualitativamente superiore a quello da lui schierato con la maglia della Roma.  E’ indubbio che qualche buon elemento i norvegesi lo hanno presentato, oltre ad una buona organizzazione, qualche buona idea e una più che soddisfacente condizione atletica.

Pare però inverosimile che giocatori come Borja Mayoral (17 reti nella scorsa stagione), Villar e Diawara, protagonisti (nel bene e nel male) nella scorsa stagione di una Roma comunque capace di arrivare ad una semifinale di Europa League, possano essere considerati inferiori come valore qualitativo a Berg o Botheim.

Nessuno mette in dubbio che la rosa debba essere migliorata, anche negli elementi “titolari”. Ma l’ostracismo applicato da Mourinho sembra davvero esagerato. Condito da reiterate esternazioni apparse fuori luogo.

Schiettezza e onestà vanno bene. L’esagerazione no. Perché rischia di produrre essenzialmente l’effetto opposto a quello desiderato. E nel caso di ieri espone anche a bruttissime figure.

Una questione di minuti

Possibile mai che calciatori di un certo livello (non eccelso chiaramente) e di una certa esperienza, non riescano a trovare MAI posto, anche subentrando per spezzoni di gara, in nessuna delle tredici gare ufficiali fin qui disputate?

Su un totale di 1170 minuti giocati dalla Roma tra le 8 gare di serie A i due turni di qualificazione e le prime tre gare del girone di Conference League è evidente nei numeri come la gestione di Mou abbia relegato ai margini alcuni calciatori:

Giocatori Minutaggio
Villar 127
Kumbulla 193
Calafiori 417
Diawara 145
Mayoral 86
Reynolds 91

 

 

Si aprono dunque delle logiche considerazioni, visti anche i risultati, specie quello di ieri, su come Mou stia gestendo il gruppo.

Cui prodest?

Cosa porta tutto questo ostracismo? Le prestazioni dei titolari, pur brillanti in alcuni risultati, sono apparse recentemente in alcuni elementi (vedi Cristante o Veretout, ad esempio) più appannate.

E come si pensa di poter rendere in qualche modo utili alla causa, anche come semplice supporto per far rifiatare i “big”, calciatori avviliti e lasciati in disparte oltre che messi pubblicamente alla berlina?

Come si pensa di poter in qualche modo recuperare alla causa stessa, far elevare nella qualità, nella resa, calciatori che non vengono mai nemmeno parzialmente integrati nel progetto?

Mourinho è un top trainer. Indiscutibile il suo palamares. Indiscutibili le sue capacità di motivatore. Indiscutibile il fatto che abbia trasmesso alla squadra la tigna, la voglia di vincere e di essere comunque protagonista. Lo abbiamo visto tutti come ha lottato a Torino, come ha quasi ripreso un derby compromesso dopo venti minuti.

Ma oggi si può discutere serenamente su come abbia deciso di esporre la Roma ad una figuraccia, senza per questo voler emettere una sentenza definitiva sul mister. Non si chiedono dimissioni, non si spera nel suo esonero, non si “rema contro”. Si fanno semplici considerazioni oggettive.

Che partono da una “best practice” difficilmente contestabile: mettere tutti insieme, praticamente per la prima volta in una gara vera (e difficile anche per le condizioni ambientali) nove comprimari che non hanno di fatto quasi mai calcato il campo in stagione, è un azzardo enorme. Proprio per il livello non eccelso dei suddetti.

Eppure, dopo i primi venti minuti di sofferenza totale, quei nove comprimari, aveva cominciato a registrarsi, ad amalgamarsi, ad avere un minimo di senso logico in campo, tant’è che Diawara innesca Perez e la Roma accorcia al 25′. Per poi chiudere il tempo in crescendo, senza subire come aveva subito in precedenza, andando con più decisione a cercare di raddrizzare il match.

Poi Mou si sconfessa, mette in campo cinque titolari in un quarto d’ora nella ripresa, la Roma si sbilancia e prende l’imbarcata. Risultato? Le riserve scadenti perdono 2-1, i titolari 4-0. Totale 6-1.

Anche i geni sbagliano

Un errore marchiano di Mou, che non può valere come esempio, come pezza di appoggio per poter dire “Ecco, io questi ho a disposizione, adesso non mi chiederete più perché giocano sempre gli stessi”.

Ha scientemente esposto quei giocatori, la Roma ed i suoi tifosi ad una figura barbina. 

Eppure lui era cosciente sin dal suo ingaggio quali fossero le potenzialità della rosa, le capacità di spesa della proprietà, il progetto di fondo che intende perseguire. Aveva detto in conferenza di presentazione che tutto sarebbe ruotato intorno alla parola cardine “tempo”, chiedendo pazienza. Ora però sembra che il tempo che chiede per far crescere il progetto, il primo a non darselo sia lui stesso.

C’è da sperare che questo suo reiterare l’evidenziazione di una carenza qualitativa e di esperienza in una buona metà della rosa, sia uno dei suoi famosi “mental trick”, tesi a stimolare il gruppo a dare ancora di più.

Vedremo se e come gli “inquisiti” sapranno scrollarsi di dosso l’avvilimento, la frustrazione, vedremo se e come la proprietà e Pinto sapranno andare incontro ai desiderata di Mourinho nella sessione di mercato invernale.

Di certo il messaggio che passa all’esterno non è per nulla rassicurante e se una parte della tifoseria ha reagito schierandosi con il mister, ce n’è un’altra piuttosto corposa assai critica nei suoi confronti.