Pedro Pedro Pé

Finalmente l’attaccante spagnolo sembra pronto al rientro in campo, ma con quali prospettive?

Pedro Pedro Pedro Pedro Pé” è il ritornello della celebre canzone di Raffaella Carrà, che probabilmente quasi nessuno conosce per intero. L’abbiamo canticchiata tutti quando il calciatore ex Barcellona e Chelsea è stato annunciato ufficialmente dalla Roma, dopo un corteggiamento durato mesi. Un giocatore forte, probabilmente indiscutibile, arrivato nella capitale nell’ultima fase di una luminosissima e trionfale carriera, pronto a mettere la sua classe e la sua esperienza al servizio di un gruppo giovane ma ambizioso. Un tassello importante, sia in campo che fuori.
L’Inizio è stato senza dubbio ottimo, in linea con le attese e le aspettative di molti, creando stupore in quelli (pochi) che invece ne avevano preventivamente bocciato l’acquisto. Bene col Verona, bene con la Juventus e poi il bellissimo gol-partita proprio contro l’Udinese alla Dacia Arena, un tiro da fuori che non aveva lasciato scampo a Musso e aveva portato i primi tre punti stagionali alla Roma di Fonseca. Una magia personale, una giocata dentro una partita difficile per i giallorossi. Sembrava lo start di un idillio calcistico, invece un girone dopo le cose sono cambiate radicalmente, per una serie di motivi.

Calo e infortuni

Dopo il già citato gol contro l’Udinese sono arrivate altre ottime prestazioni: gol e assist contro il Benevento, assist contro il Milan, gol contro la Fiorentina, ancora assist contro il Genoa. Un rendimento di alto livello, condito anche da una rete e un assist in Europa League. Poi però, in modo oggettivamente inaspettato, Pedro ha iniziato a calare vistosamente, iniziando a fornire una serie di prestazioni incolori.
Partecipa al crollo collettivo di Napoli, poi nella gara contro il Sassuolo prende due gialli evitabilissimi e lascia la squadra in 10 per oltre un tempo. Gioca abbastanza male contro Torino, Atalanta e Cagliari; ma se contro la Dea è tutta la Roma a crollare soprattutto nel secondo tempo, contro i granata e i sardi è Pedro a sembrare un pochino scollato da prestazioni di squadra convincenti. Possiamo ipotizzare che il minutaggio molto elevato e il ritmo molto serrato delle partite, unite ai 34 anni da compiere il prossimo luglio non abbiano aiutato l’attaccante giallorosso a esprimersi al meglio. Nella prima parte di stagione Pedro ha infatti giocato praticamente sempre, scendendo in campo da titolare in Serie A per 12 volte su 14 presenze, a cui aggiungere anche 5 caps in Europa League. Forse non si era ipotizzato per lui un utilizzo così ampio, ma in quel tridente con Miky e Dzeko le cose sembravano funzionare a meraviglia, tanto da far decidere a mister Fonseca di arretrare Pellegrini in mediana. A complicare il tutto sono poi arrivati gli infortuni: Pedro si ferma a inizio anno e salta 3 match, rientrando per il derby, dove non ha colpe. La sua ultima partita, probabilmente la più negativa, è nella orribile nottata dell’eliminazione dalla Coppa Italia. Nella gara in questione lo spagnolo sembrava sconnesso dal match: mai incisivo nelle giocate, in una partita non condita dalla consueta “garra” ma zeppa di inutili preziosismi, colpi di tacco e giocate complesse quanto fini a se stesse. Novantacinque minuti in cui più che Pedro sembrava esser sceso in campo il cugino, o lo zio, o il nonno…Fate voi.
Arriva poi un nuovo stop che lo tiene fuori fino a oggi: a meno di colpi di scena domenica sarà convocato per la sfida contro l’Udinese.

Ritorno senza titolarità, ma la possibilità di essere importante

E’ un po’ come se cominciasse una seconda stagione, una sorta di nuovo inizio per Pedro. La strada da fare è ancora parecchia in questo pezzo di 2021, da oggi a fine maggio: 17 partite di campionato e minimo 2 (speriamo molte di più) in Europa. Occasioni per incidere ce ne saranno a bizzeffe, cominciando da domenica all’ora di pranzo. La cosa che di certo è cambiata, almeno sulla carta, sono le gerarchie: nella prima parte di stagione pensare una Roma senza Pedro era un esercizio complicato, la sua titolarità non era minimamente in discussione. Adesso c’è un Lorenzo Pellegrini in crescita esponenziale, che a suon di prestazioni convincenti ha preso possesso di uno dei due posti dietro alla punta, insieme all’altro intoccabile (per ovvi motivi), Mhkitaryan. Pedro dovrà umilmente (e ne sarà certamente capace) calarsi nel ruolo di riserva di lusso, considerando che anche l’arrivo di El Shaarawy gli consegna un “avversario” in più per conquistare un posto in squadra. Intendiamoci, per la Roma e per Fonseca l’abbondanza di scelte è qualcosa da benedire; per Pedro sarà l’ennesima sfida di una carriera vissuta sempre ad altissimo livello. Magari con un minutaggio ridotto l’ex blaugrana riuscirà a essere più incisivo replicando i numeri di inizio stagione (4 gol e 4 assist totali). Difficile credere che si arrenderà, non è nel suo dna di vincente e noi lo speriamo per le fortune della Roma. Un Pedro ritrovato potrebbe essere arma decisiva per la corsa alla qualificazione in Champions, uomo in grado di spostare i fragilissimi equilibri della lotta al quarto posto, portando gol e assist pesanti per far pendere la bilancia dalla parte dei giallorossi. Cosa che, tra l’altro, ha sempre fatto in carriera, riuscendo a mettere la sua firma in tutte le competizioni giocate; soprattutto nelle finali. Ecco, se alla Roma serviranno dei gol nelle “finali” che la separano dall’obiettivo, siamo certi che Pedro si ricorderà di saper essere letale.

E magari, già dalla prossima partita, torneremo tutti a cantare “Pedro Pedro Pé.