La Roma e il problema della spina dorsale contro la Juve

C’è un inquietante countdown che ticchetta nella testa di tutti i tifosi della Roma. E ci si augura anche in quello dei dirigenti, procuratori e agenti vari che si stanno occupando dell’attuale calciomercato giallorosso. Un ticchettio sempre più frustrante e incalzante che raggiungerà il suo picco massimo il prossimo 5 ottobre, quando chiuderà l’attuale finestra di mercato “estivo-autunnale”.

La sabbia che scorre nella clessidra romanista sta portando con sé molti dubbi, che col passare delle ore diventano piramidi di incertezze. Serve almeno un altro centrale, un rinforzo sulla fascia, sarebbe gradito qualcuno al centro del campo e sarebbe una buona idea garantire il giusto riposo al centravanti titolare (Dzeko?) con un rincalzo affidabile. Tanti punti interrogativi, pochi soldi – concetto applicabile a tutte le società del mondo in questo momento – e molte lacune.

Ma tra tre giorni si gioca. Tra Fonseca fuori e Allegri dentro, l’infinito caso Dzeko-Milik, la sconfitta a tavolino con il Verona e il mercato, sta passando in secondo piano la partita contro la Juventus. Che sarà domenica alle 20:45 allo Stadio Olimpico, di fronte a 1000 tifosi. Una lieta, seppur minima, novità. Specie se si pensa che 250 dei presenti saranno operatori sanitari: un segno di ringraziamento per chi è stato in prima linea nella tempesta di questi mesi. Un gesto nobile.

PORTIERE E ATTACCANTE

Da sempre si dice che il portiere e l’attaccante sono i due estremi che fanno la differenza. Sono la differenza tra una squadra mediocre e una di primo livello. Non a caso, in questo momento dalle parti di Trigoria regna un’ampia confusione attorno ad entrambi questi due ruoli.

In realtà in porta il discorso può essere semplificato molto: Mirante dà garanzie nell’immediato, Pau Lopez no. Mirante merita di essere titolare, Pau Lopez no. La vorticosa involuzione che ha fatto affondare di partita in partita il portiere spagnolo lo ha condannato a perdere i gradi di titolare sin dalla prima giornata di campionato. Non c’è dubbio perciò che domenica sera sarà il 38enne Antonio Mirante e vestire i guantoni al momento del fischio d’inizio. Ma di sicuro la situazione di Pau, il portiere più pagato della storia della Roma, non fa bene a nessuno.

Poi c’è l’attaccante. Si potrebbe scrivere un trattato sul calciomercato moderno per quanto riguarda le contorte dinamiche che hanno accompagnato l’attaccante della Roma. Da Dzeko alla Juve con Suarez e Milik alla Roma al solo Dzeko ai bianconeri con il Pistolero all’Atletico. Poi le visite di Milik in Austria, il rallentamento della trattativa, Dzeko che non gioca a Verona e il clamoroso dietrofront. La Juventus che prende Morata, Milik che resta a Napoli in attesa di aggiornamenti, il bosniaco che si ritrova a giocare domenica dal primo minuto, probabilmente con la fascia da capitano al braccio, proprio contro la Juventus.

Un intreccio con pochi precedenti i cui strascichi si potranno già osservare domenica. I dubbi sulla prestazione di Dzeko sono inevitabili. Il numero 9 ha vissuto due settimane con la valigia in mano, pronto da un momento all’altro a trasferirsi a Torino. Tra tre giorni invece dovrà lottare contro quella stessa Torino che lo stava ammaliando. Come reagirà a livello mentale? Una domanda retorica, senza risposta e senza soluzione. Tutto sarà chiaro solo una volta che il primo pallone rotolerà sul manto verde dell’Olimpico. La speranza è che finisca come l’inizio della storia d’amore tra Dzeko e la Roma: con un gol sotto la Juve e una vittoria pesantissima.

SPINA DORSALE

Ma anche il resto della spina dorsale non è il più solido degli ultimi anni. Il dilemma del difensore centrale attanaglia la Roma ormai da settimane senza tregua. A Mancini, Ibanez e Kumbulla appena arrivato, è necessario aggiungere un giocatore d’esperienza. Mancini è un classe 1996, lo spagnolo è del 1998 e addirittura l’ex Verona è 2000. Il nome di Smalling sta facendo penare tutti i tifosi romanisti, e se il suo ritorno sembrava quasi scontato dopo le parole di Fonseca alla vigilia del primo match stagionale, ad oggi la pista è congelata e si sondano altri nomi.

Ma per la partita contro la Juventus i dubbi restano molti. Continuare con Cristante titolare o dare spazio a Kumbulla a destra e mettere Ibanez al centro dei tre con Mancini sul centro-sinistra? La seconda opzione è la più probabile, ma non scontata.

Infine c’è il centrocampista centrale. Veretout è uno dei pochi pilastri della squadra. Un intoccabile che però non ha ancora trovato il partner ideale. Diawara – al di là del tragico errore della lista che lo ha riguardato ma di cui ovviamente non ha colpe – a Verona non ha giocato a livelli mozzafiato: a dire il vero non si vede il guineano su livelli ottimi dall’infortunio. Al momento però la sua titolarità non è messa in discussione, perché Cristante non ha mai davvero convinto nei due di centrocampo e Gonzalo Villar, pur crescendo a maturando a vista d’occhio, non verrà rischiato da titolare in una partita così delicata.

Tante ombre, poche luci. Ma innumerevoli volte la Roma nella sua storia ha trovato forza dalle sue debolezze. Partire con i fari spenti può avere i suoi vantaggi.
Bisognerà correre nettamente più forte rispetto alla prestazione contro il Verona per uscirne indenni.
Sperando che la spina dorsale regga.