Juan Jesus, Fazio, Karsdorp: AS Roma o AS Redivivi

La notizia di ieri della negatività di Mancini al Covid19 ha fatto tirare un sospiro di sollievo a tutti i tifosi giallorossi. Con l’assenza di Smalling, che svolge lavoro differenziato da settimane e che Fonseca conta di recuperare giovedì prossimo in Europa League, sembrava doversi ripetere anche a Milano il copione difensivo visto a Berna. Con volti “nuovi” e costante affanno, i giallorossi si sono trovati spesso a tu per tu con la pericolosità degli svizzeri. Gli interpreti scelti da Fonseca contro lo Young Boys, però, sono tutt’altro che “nuovi”. La Roma ha giocato con una linea difensiva in cui spiccavano due nomi: Juan Jesus e Fazio. Avanzando verso gli esterni alti, poi, ecco un altro volto “stonato”: quello di Karsdorp.

Storcere il naso di fronte a una formazione con questi elementi in campo è lecito, come lo è fare considerazioni a posteriori dopo la loro prestazione tutt’altro che esaltante. La gara europea, comunque, è stata sottotono per tutti e non ha brillato per contenuti tecnici corali né individuali. In ogni caso il momento storico in cui versa la squadra giallorossa impone delle riflessioni su quale sia, se c’è, il reale spazio che questi tre calciatori potrebbero avere. La storia recente, tuttavia, suggerirebbe una risposta assai negativa.

Karsdorp

Rick Karsdorp arriva nella Roma nella stagione 2017-18 dopo aver vestito per anni i colori del Feyenoord, sua unica altra maglia. Classe ’95 di nazionalità olandese, giunge come terzino destro adattabile a esterno di centrocampo o mediano. Abile e preciso nei cross, sembra avere l’assist come sua specialità. Il ruolo che ricopre, però, porta in dote una maledizione ormai ben nota in casa Roma. Non arrivato al meglio delle sue condizioni fisiche, salta la primissima parte di stagione ed esordisce solo il 25 ottobre, nella gara all’Olimpico contro il Crotone vinta 1-0. Gioca per 82 minuti, poi è costretto a uscire per infortunio. L’esito degli esami dirà rottura del legamento crociato. È la fine della stagione per lui, che tornerà a sedersi in panchina solo nell’ultima partita dell’anno contro il Sassuolo.

L’afflizione psicologica che quest’infortunio comporta sul giovane terzino olandese è evidente già nella partita successiva, quella contro il Bologna. La squadra fa la foto di rito prima della gara esponendo la maglia di Karsdorp.

Memorabile è, poi, l’esultanza di El Shaarawy in quella stessa partita dopo il gol che decide il risultato alla mezz’ora. Direttosi in panchina, il Faraone esibisce la maglia del terzino olandese in una chiara dedica al suo compagno di squadra. Sono gesti che indicano tra le righe che l’entusiasmo di Karsdorp si è spento insieme al suo crociato e che ha bisogno di vicinanza, sostegno, supporto.

L’avventura romanista per Karsdorp, insomma, inizia male. Torna in campo nella stagione successiva, 2018-19, ma giocherà solamente quattordici gare tra campionato e coppe, afflitto nuovamente da infortuni lunghi e faticosi da smaltire. Vola così in prestito in patria, di nuovo nel Feyenoord in cui è cresciuto, nella stagione 2019-20. In terra olandese sembra tornare il calciatore pulito tecnicamente e duttile tatticamente che aveva promesso di essere prima della sua battuta d’arresto all’ombra del Colosseo. Si mette in luce con due reti e cinque assist in ventidue presenze, intervallate di nuovo da alcuni guai fisici; al termine del campionato si estingue il prestito e fa ritorno nella Capitale per questa nuova annata.

La storia di Karsdorp in giallorosso racconta di un’intesa mai nata. Le sue parole dall’Olanda hanno ricostruito una psicologia poco serena durante il suo periodo a Roma: ha spesso parlato di essersi sentito frustrato per il poco spazio in campo e per i molti infortuni. Adesso è tornato a vestire i colori giallorossi, ma il copione sembra ricalcare il vecchio canovaccio. La sua unica partita è stata quella d’esordio in campionato contro il Verona, il 19 settembre; uscito al 72° per crampi, è tornato a disposizione solo giovedì scorso in Europa League, dopo più di un mese di fermo. Sembra un po’ macchiettistico, ma l’eco mediatica del suo nome nell’ambiente romanista riguarda prevalentemente il dubbio su quando sarà il suo prossimo infortunio.

Juan Jesus

Juan Jesus approda nella Roma dall’Inter nella stagione 2016-17. Difensore centrale classe 1991 adattabile a terzino, prestante fisicamente ma tatticamente e tecnicamente indisciplinato, fa dell’anticipo la sua qualità migliore. Utile come prima alternativa ai titolari in difesa, si ritaglia uno spazio importante nelle prime stagioni, sebbene il suo impiego vada scemando di anno in anno. Il suo punto più alto in giallorosso è la prestazione impressa a fuoco nella memoria di tutti i tifosi nel ritorno contro il Barcellona, in quel memorabile quarto di finale di Champions League. In quell’occasione JJ si elevò a marziano e fronteggiò l’alieno Lionel Messi da pari a pari per una sera.

 

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L’arrivo di Paulo Fonseca sulla panchina della Roma ha relegato Juan Jesus ai margini della rosa già dalla scorsa stagione, in cui ha calcato il campo solamente cinque volte. Il brasiliano, però, non sembra scomporsi mai di fronte alle gerarchie che gli si induriscono davanti come cemento a presa rapida. Schierato davvero solo quando di alternative non ce ne sono, lui continua a sostare nell’area parcheggi di Trigoria pubblicando simpatici contenuti social tra un allenamento e l’altro. Nella partita di giovedì scorso è sembrato visibilmente fuori forma, nonché poco aggraziato nei movimenti.

Le pagine della vita alla Roma di Juan Jesus parlano di un rapporto mai completamente decollato né tramontato. Anche nelle prime stagioni in cui ha trovato discreto spazio non ha mai convinto totalmente circa la sua affidabilità in campo; tuttavia in queste ultime due annate, nonostante le grazie di Fonseca siano tutt’altro che dalla sua parte, lui continua a esternare simpatia per la Capitale e tranquillità nell’ambiente. Sembra che stia seraficamente attendendo la fine del suo contratto, in essere fino al 30 giugno 2021, e che non abbia alcuna intenzione di forzare la mano in un senso o in un altro.

Fazio

Fazio giunge alla Roma dal Tottenham nel mercato estivo di preludio alla stagione 2016-2017, poche settimane prima di Juan Jesus. Nato nel 1987, è un difensore centrale dal fisico massiccio e abile nel gioco aereo che compensa la scarsa velocità. Il suo percorso in giallorosso è una metamorfosi inspiegabile. Titolare inamovibile nelle prime tre stagioni, tanto da meritarsi il soprannome coniato da Di Francesco de Il Comandante, viene schierato sempre per più di quaranta volte in totale. Nella scorsa stagione, tuttavia, inizia a mostrare segni di indecifrabile leggerezza: nelle scelte, non fisica. Dal carismatico punto di riferimento della difesa diviene macchinoso nei movimenti, impacciato negli anticipi, molle nei contrasti. Via via anche lui indietreggia nelle fila dei difensori giallorossi e Fonseca lo schiera, nello scorso campionato, per ventitré volte, dimezzandone, di fatto, l’impiego rispetto alle precedenti stagioni.

Quest’anno ha calcato il campo solamente giovedì contro lo Young Boys e le scelte del tecnico portoghese gara dopo gara sembrano replicare la considerazione riservata a JJ, Chiamato in causa solo se strettamente necessario, Fazio è passato dall’essere comandante all’essere gregario. La serietà con cui si allena e l’impegno profuso quando è in campo, tuttavia, lo rendono un professionista impeccabile con cui è difficile essere troppo duri.

Redivivi

Dopo anni lontani dai riflettori, Karsdorp, Juan Jesus e Fazio si stanno riavvicinando alla Roma in vesti di mine vaganti. Il loro apporto potrebbe essere nullo oppure rivelarsi utile ma, comunque la si guardi, è difficile mostrare il proprio valore in occasione di una sola comparsa sporadica. Certo è che le partite saranno molte e dovranno, presumibilmente, scendere in campo altre volte, da veri redivivi.