Inaugurata a Palazzo Brancaccio la mostra sulle maglie della Roma

L’esposizione organizzata dall’UTR fino all’11 dicembre. Ben 101 maglie uniche e cariche di gloria, da quelle di Alba, Fortitudo e Roman a quella di Zaniolo

Nella suggestiva e sfarzosa location di Palazzo Brancaccio, si è inaugurata oggi pomeriggio la mostra organizzata dal’Unione Tifosi Romanisti, “La storia della AS Roma attraverso e maglie dalla prefondazione ad oggi”.

Una accurata rivisitazione della storia della squadra della Capitale, che muove i suoi passi dalle squadre che prima del 1927, anno della fondazione della Associazione Sportiva Roma, erano attive nel “football” (come si era soliti definirlo all’epoca) a Roma.

Ed è una autentica miniera di ricordi e di emozioni per il tifoso romanista poter vedere da vicino la maglia biancoverde dell’Aba o quella rossoblu della Fortitudo di Borgo (colori richiamati nella terza maglia di questa stagione) o quella giallorossa del Roman che poi divennero i colori (più belli che esistono) ufficiali della neonata As Roma.

 

Tessari e Pastorella inaugurano la mostraA tenere a battesimo la mostra, oltre al presidente dell’UTR Fabrizio Grassetti, era presente in rappresentanza della società, Francesco Pastorella, responsabile del Roma Department e l’ex portiere nonchè mitico “secondo” di Niels Leidholm, Luciano Tessari che con i suoi splendidi 93 anni, ci ha tenuto con un pizzico di emozione a dare il colpo di forbice che ha tagliato il nastro, rigorosamente giallorosso, che ha aperto l’esposizione.

Tessari, un “sacerdote” per la sacra maglia

Lo stesso Tessari, che ha difeso i pali della Roma in tre riprese tra il 1950 ed il 1958, ha voluto sottolineare quanto per lui fosse davvero ammantata di sacralità la casacca della Roma: “Quando eravamo nello spogliatoio, a fine partita, capitava che qualcuno si togliesse la maglia e la lasciasse in terra. Io non tooleravo questo comportamento e riprendevo anche bruscamente il “colpevole”, intimandogli di raccogliere la casacca. La maglia è sacra, non può stare in terra!“.

Ci confessa poi della sua gelosia, anche oggi che ha 93 primavere sulle spalle, che gli fa tenere custodita nel cassetto a casa la sua maglia originale, che non vuole nessuno tocchi. E a giudicare dal tono della voce e da come gli brillassero gli occhi mentre ci rivelava questo aneddoto dinanzi a quelle che furono le sue maglie negli anni ’50 del secolo scorso, c’è da credergli sulla parola.

 

Pezzi unici e curiosità

Tra le curiosità, ci ricorda Fabrizio Grassetti nell’intervista che ci ha rilasciato (e di cui proponiamo sui nostri canali il video integrale), come nell’anno della fondazione fossero in totale, per tutte le rappresentative giallorosse, solo cinquantanove le casacche a disposizione. Praticamente una a testa per ogni tesserato, da conservare per tutta la stagione.

La prima maglia della Roma, quella del 1927 è custodita a Trigoria nella sala museo, qui sono presenti praticamente tutte maglie originali e alcune fedelissime riproduzioni per quelle più datate, per un totale di ben 101 pezzi.

Ognuna delle maglie esposte ha una sua storia ed emana, oggettivamente, una carica emotiva cui il vero tifoso giallorosso non può restare indifferente, e  – sottolinea Grassetti – ” Sono tutte diverse. Anche se in alcuni casi molto simili, tutte recano una differente nota nel design. Vuoi per il colletto, per il disegno della manica, per un tono di colore, se talune possano sembrare una replica rispetto alla stagione che l’ha preceduta, in ogni maglia c’è sicuramente un dettaglio, un particolare, che la rende diversa

Con l’avvento poi, a partire dalla fine degli anni ’70 degli sponsor tecnici e di quelli commerciali (oggi definiti “main sponsor”), le maglie subiscono ulteriori modifiche nel design oltre che, ovviamente, nei materiali. Indimenticabile la maglia “ghiacciolo” della Pouchain, dove campeggia sul cuore il lupetto stilizzato, frutto della fantasia del grande designer Piero Gratton, scomparso nel 2020.

La mitica Pouchain col lupetto di Gratton

Il viaggio tra le maglie della Roma è inebriante, si passa da quelle della fondazione, a quella più curiosa di tutte, adottata per la stagione 1953-54, che è di fatto una elegantissima camicia rossa con sei bottoni, anche sui polsini, che tutto fa pensare tranne che ad una divisa da gioco.

La maglia del 1953-54 coi bottoni. Una vera “camiseta”

Nel percorso si incrociano le maglie più datate, splendide per la loro semplicità di design e cromatismi ed altre dove campeggia splendido lo stemma con il monogramma ASR, per finire alle maglie dei giorni nostri, dove sulle spalle compaiono i cognomi dei beniamini che, dalla stagione 1995-’96, rendono ulteriormente uniche le divise, e che iniziano a proliferare nel numero (ad oggi la Roma conta ben quattro “mute” ufficiali) consegnando il calcio alla dimensione puramente commerciale.

Di certo l’iniziativa dell’UTR ha l’obiettivo di rammentare il valore intrinseco della maglia romanista, inossidabile nel tempo ed indifferente al mutar di stili, mode ed esigenze commerciali. Perché per i tifosi più accaniti e talvolta anche per alcuni calciatori che hanno avuto l’onore di indossarla, la maglia della Roma è davvero una seconda pelle.

La mostra cui si accede dall’ingresso di Palazzo Brancaccio in via Merulana 248, sarà aperta con ingresso libero al pubblico in possesso di regolare Green-Pass fino al prossimo 11 dicembre in base al calendario che segue:

29/11 dalle 16-19;

30/11 dalle 16-19;

6/12 dalle 16-19;

7/12 dalle 16-19;

9/12 dalle 10-13;

10/12 dalle 10-13 e 16-19;

11/12 dalle 16-18.

 

Di seguito riproponiamo il testo della brochure che introduce alla mostra a cura del “Centro studi sulla storia della Roma dell’UTR

In principio furono cinquantanove. Tenendo presente che dovevano essere utilizzate da quattro squadre (“prima”, riserve, due giovanili), i conti sono presto fatti. Praticamente i giocatori della Roma del 1927-1928 disponevano per tutta la stagione di una maglia a testa. Praticamente una seconda pelle. Praticamente il sogno di ogni tifoso. Un sogno tessuto, filato, colorato, indossato. Conservato e custodito, amato, anche quando sta troppo stretto o va troppo largo, non riscalda dal freddo o risulta soffocante. Perché è un sogno che si chiama Roma. Cullato a lungo e finalmente concretizzato in quella tarda e calda primavera del 1927 e incarnato in quelle cinquantanove maglie giallorosse. Da loro, da lì parte la storia raccontata in questa mostra, che cerca di coniugare il rigore scientifico della ricerca, la più completa possibile allo stato attuale delle conoscenze con l’elemento che caratterizza il Centro Studi della Storia dell’AS Roma dell’Unione Tifosi Romanisti fin dal suo costituirsi, nel 2007 in occasione della mostra dedicata a Testaccio agli 80 anni della Roma e del suo tifo: la passione.
Speriamo di esserci riusciti e di essere stati capaci di regalare a chi ama questi colori un viaggio nel tempo attraverso il simbolo più bello del proprio sentimento. E di essere riusciti almeno a incuriosire qualcuno di coloro che questi colori non amano (… ma come fanno?).
Anche per la sua struttura cronologica, scandita dalla divisione per stagione calcistiche, questa mostra può dunque essere ammirata partendo da dove si vuole, andando a ritroso o in avanti, alla ricerca di ciò che più interessa. Ognuno potrà ritrovarci la maglia dell’anno in cui è nato, quella della prima volta allo stadio, quella di quella partita speciale da ricordare, quella di quella partita da dimenticare, quella che non aveva mai visto e quella che caratterizza i ricordi più belli. Il collezionista vi troverà la perla rara (“questa mi manca”….). Colui che guarda con fare distaccato e superiore alla vile materia del calcio si chiederà perché tanto spreco di energie per un argomento di tale futilità. Infine (soprattutto?) chi indossa oggi in campo questa maglia storica potrà farsi anche con questa mostra un’idea di cosa significhi attaccamento alla maglia, a questa maglia. E ci pensi bene prima di maltrattarla, perché zi’ Checco e Angelino Cerretti, anche se non sembra, sono ancora lì a sovrintendere.
Tutti, speriamo, potrete trovare quello che abbiamo cercato di mettere in questa esposizione piena di colori: lavoro, applicazione, serietà divertimento, amicizia , passione senso di appartenenza, ed è per tutto ciò che desideriamo dedicare questa mostra a tutti quelli che ci hanno lasciato con la Roma nel cuore.

Le fotografie a corredo di questo articolo sono di Barbara Errera.