Esclusiva RT – Mangone: “Lo scudetto un’emozione indelebile” (VIDEO)

Oggi, durante la nostra trasmissione Cor Core AccesoRomatube.it in onda su Non è la Radio e Tele Lazio Nord, abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva Amedeo Mangone. L’ex giocatore del Bologna (dal 1996 al 1999) e della Roma (1999/2000 e 2000/2001) ha parlato di tanti argomenti, a partire dal big match di campionato di domenica sera. Queste sono le sue dichiarazioni:

Come ha visto ieri la partita tra Ajax e Roma? Come vede i giallorossi in vista del match di domenica?
“Ho visto la partita e mi è piaciuta tantissimo, a parte lo sbandamento dovuto al gol preso e al rigore, poi dopo credo che la Roma abbia fatto la partita giocando molto bene. L’Ajax ha tirato pochissime volte in porta. La qualificazione è alla portata della Roma. Per quanto riguarda il discorso di domenica sarà difficile recuperare le energie perché le partite sono diventate tante e quindi mentalmente potrebbe pagare qualcosa da questo punto di vista contro il Bologna”.

Quali sono state le sue emozioni nella stagione 2000-2001? Cosa ha provato nella sua esperienza a Roma?
“Sono emozioni indelebili perché nonostante siano passati tanti anni, quando ci penso, sembra di tornare indietro di un giorno. Sono ricordi ancora freschi. È stata un’annata particolare soprattutto perché l’anno precedente aveva vinto la Lazio e quindi eravamo un po più responsabilizzati e consapevoli di quello che si doveva fare in quella stagione. L’eliminazione in Coppa Italia ha inciso: ricordiamo la contestazione che è avvenuta a Trigoria. Ma non perché i tifosi sono stati cattivi ma perché ci hanno messo nella situazione in cui dovevamo pensare che quella annata doveva essere trionfale. Per fortuna è stato così, non è mai facile vincere ma la società e l’allenatore hanno fatto un grande lavoro. La società è stata fondamentale per l’arrivo di alcuni calciatori e l’allenatore per aver mantenuto una mentalità costante per tutta la stagione”.

Cosa ne pensa di Fabio Capello e quanto ha inciso in quegli anni passando dal sesto posto dell’anno precedente allo scudetto nell’anno successivo?
“Capello già lo conoscevo perché l’avevo avuto già nel settore giovanile con il Milan anche se ho avuto più Galbiati (il secondo, ndr) che lui. Il primo anno è stato di adattamento, la Roma aveva cambiato tanto però credo che l’anno di transizione sia stato dovuto al fatto che la società e l’allenatore capissero dove intervenire e poi a giugno hanno fatto degli acquisti davvero importanti come: Emerson, Batistuta e Samuel. Giocatori di fondamentali, poi sono arrivati altri come Guigou, quindi hanno potenziato la rosa e hanno messo l’allenatore nelle condizioni di poter fare benissimo anche perché poi il risultato finale è stato lo scudetto”.

Nella stagione 1999/2000 la Roma arrivò sesta. Su cosa avete lavorato per arrivare allo scudetto nell’anno successivo? Quali tasti sono stati toccati? È rimasto in contatto con qualche giocatore di allora o se avete un gruppo Whatsapp visti i tempi di oggi?
“Esattamente, è proprio così. Ci scriviamo qualche volta con tutti i giocatori per ricordare i compleanni. Nel ventennale ci eravamo promessi di ricontrarci rispettando tutti i nostri impegni. C’è chi come Batistuta vive in Argentina, Zago lavora in Giappone. Siamo rimasti in contatto e questo dimostra che è un gruppo vincente e soprattutto di persone serie. Ognuno parlava una lingua diversa ma  quando ci organizzavamo in campo eravamo uniti. Per quanto riguarda la domanda di prima non so cosa sia scattato. Abbiamo fatto un ritiro con giocatori diversi, che avevano vinto qualcosa, avevamo alzato l’asticella. Ciò che ci ha motivato di più è stato che la Lazio nell’anno precedente aveva vinto lo scudetto. Roma è una piazza particolare, si vive di derby. Quando una squadra vince un trofeo è naturale che l’altra vuole cercare di pareggiare o migliorare il risultato della squadra avversaria. Questa cosa ci ha messo nelle condizioni di lavorare al 110% perché dovevamo fare una cosa di importante per i nostri tifosi, per noi stessi, per la società, per la piazza, e quindi per fortuna siamo riusciti a raggiungere questo risultato così importante”.

La Roma ha avuto diverse facce nel corso della stagione. Una in campionato e l’altro in Europa. Come se lo spiega questo approccio diverso?
“Sicuramente in Europa League avere due partite può aiutare. La Roma è stata condizionata da tutti questi infortuni e quindi ha sicuramente influito sul campionato. Dal mio punto di vista non ha una rosa per lottare per le prime due posizioni ma per lottare per la Champions probabilmente se avesse avuto tutti i giocatori avrebbe potuto fare bene. Questo non vuol dire che bisogna pensare solo alla coppa perché in campionato mancano ancora tante partite e ha tutte le potenzialità per raggiungere i primi 4 posti. Credo che sia una questione di mentalità perché la Roma ha sempre sbagliato gli scontri diretti. Quando ha affrontato una big del campionato italiano non ha fatto quel salto di qualità per il campionato. Per quanto riguarda l’Europa League ha dimostrato che su due partite può avere una mentalità più europea perché se è l’unica italiana rimasta in Europa ci sarà un motivo. Questo deve essere un motivo di orgoglio per la Roma. In Europa ha una mentalità diversa, più offensiva dove si gioca la partita fino alla fine”.

Che partita si aspetta contro il Bologna?
“Sono due squadre molto aperte. Il Bologna gioca molto bene a calcio e cerca di fare sempre la sua partita. Sarà sicuramente una gara aperta. Bisogna capire come la Roma affronterà la partita. Nel senso se penserà, mentalmente, alla partita di ritorno contro l’Ajax. È sempre difficile perché aver giocato giovedì lascia delle scorie e poi credo che abbia pochissimi giocatori da poter recuperare per domenica. Potrebbero giocare gli stessi di ieri sera e quindi possono risultare un po stanchi. Sicuramente la Roma dovrà fare la sua partita per portare a casa il suo risultato perché deve lottare fino alla fine per mettere pressione alle altre squadre che gli sono davanti e arrivare in Champions League che resta un obiettivo”.

Riguardo il polverone sollevato dai media locali riguardo una protesta dei giocatori nei confronti dell’allenatore, cosa pensa un giocatore in questi momenti? Fa bene la società a mantenere un profilo basso?
“Quando escono certe notizie significa che qualcosa di vero c’è. Ci sono sempre state queste cose anche ai miei tempi. Non credo sia così grave. Fonseca è una persona che accetta il dialogo e può esser capitato che dei giocatori hanno dialogato con l’allenatore facendo una valutazione anche in base alla fine del campionato e alla partita di ieri sera contro l’Ajax. Ci sta un confronto e qualcuno ha frainteso ciò con un ammutinamento. Fonseca non mi sembra una persona che prenda decisioni contro i propri giocatori come per esempio con l’episodio di Dzeko. È un allenatore che va avanti con le sue idee. A volte gli episodi possono esserci ma vengono ingigantiti e possono fare notizia. Non mi sembra che ieri i giocatori abbiano avuto un atteggiamento contro Fonseca anche perché ne vale della loro dignità professionalità ma soprattutto difendono i colori della Roma che sia trova al di sopra di qualsiasi cosa. Ingigantire una notizia fa comodo per mettere un titolo forte”.

Inoltre ricordiamo che lei allena il Brera Football Club, la terza squadra di Milano…
“È una cosa un po particolare dato che da un paio di anni mi dedico alla formazione dei ragazzi. Conosco il presidente e mi sono messo a diposizione. Il Brera è una squadra dove la maggior parte sono stranieri, hanno un passato alle spalle abbastanza forte. Il calcio può aiutarli ad avere un aiuto su quello che possono essere gli sbagli, il presidente li aiuta a trovare un lavoro. Il calcio rappresenta un tramite per capire come è la società italiana senza andare troppo sul serio. Più che un allenatore mi sento un amico che cerca di aiutarli per il loro futuro. E’ una cosa che mi ha arricchito professionalmente anche perché ci si confronta con persone che hanno avuto dinamiche ed esperienze diverse. Disputiamo una prima categoria ed è solo ed esclusivamente un fatto sociale”.