Con la Coppa in fondo al cuor

Testa alla Coppa. Quella di domenica una partita “inutile”

Non credo che possano esserci davvero partite inutili: c’è sempre un motivo per scendere in campo, anche quando non c’è niente in palio, fosse anche solo per il sacrosanto diritto/dovere di difendere i colori che si indossano. Ma nella settimana in cui ci si gioca l’accesso alle semifinali di Europa League (che sarebbero le seconde in 3 anni in una competizione europea: roba mai vista a queste latitudini calcistiche), questo Roma-Bologna delle ore 18 di domenica (altro piccolo capolavoro della Lega sugli orari) è passato quasi inosservato.
Sono certo che la squadra e mister Fonseca non stiano snobbando il campionato e che proveranno fino alla fine a raggiungere la miglior posizione possibile: ma leggendo la formazione titolare prima del match contro i felsinei, è stato chiaro come la bilancia pendesse tutta dalla parte della coppa. Inequivocabilmente. Anche perché, duole dirlo, la distanza dal quarto posto appare difficilmente colmabile quando mancano solamente 8 gare di campionato: la Roma è a quota 54 e sono 7 i punti di distacco dall’Atalanta attualmente in quarta piazza, ma di mezzo ci sono anche Napoli (59 punti e scontri diretti a favore) e Lazio (55, ma con una partita in meno). Difficile pensare a chissà quali rimonte, anche per i più ottimisti.Embed from Getty Images

Turnover e rientri

La Roma scesa in campo dal primo minuto, come detto, ha un pochino sorpreso tutti: Mirante non si vedeva da parecchio tempo, così come la presenza di Fazio non era preventivabile e tanto meno quello di Reynolds, alla prima da titolare e alla seconda presenza in assoluto. Karsdorp, assente giovedì scorso, ha giocato solo uno spezzone, anche Pellegrini non è partito dall’inizio così come Veretout (che però tornando da un infortunio forse non sarebbe stato comunque titolare nella logica della turnazione). Dzeko è rimasto a guardare per tutta la gara: segno che, nonostante tutto, quando c’è da giocare una gara importante, gioca lui.

Si è addirittura rivisto Pastore dopo 287 giorni (!), una vita praticamente, e credo ci sia da esseri contenti per il ragazzo, pure se il rammarico per non averlo davvero mai avuto a disposizione in questa sua avventura romana resta, visto che anche domenica ci ha messo 3 minuti di orologio a servire un pallone d’oro a Karsdorp. Tecnica superiore, corpo troppo fragile: peccato Flaco.

Quello che è certo è che, andando oltre le dichiarazioni e le parole, l’undici titolare di ieri non era (e non voleva essere) la formazione migliore per affrontare un avversario ostico come il Bologna. Inutile girarci intorno, il mister ha scelto di preservare qualcuno.

La notizia, senza dubbio bella, è il ritorno dopo un mese di assenza di Henrik Mkhitaryan, che si candida per esserci dal primo minuto giovedì. L’armeno è un giocatore fondamentale per i giallorossi, lo dicono i numeri della sua stagione. La speranza è che sia pronto a uno sprint finale di alto livello.
Continua invece il periodo nero di Smalling: l’inglese non ci sarà nemmeno giovedì e le sue condizioni sono oramai avvolte nel mistero; speriamo che un giorno la Roma si prenda la briga di raccontarci cosa sia successo a questo ragazzo, che doveva essere il perno della difesa e che si è ritrovato a fare una stagione da comprimario, purtroppo.Embed from Getty Imagesu

Una priorità chiamata Europa League

La vittoria ovviamente è stata importante, così come aver mantenuto la porta inviolata: si arriva a giovedì con lo spirito e il morale giusti, si tiene comunque il passo delle altre (che in un modo o nell’altro hanno vinto tutte). Ha segnato Mayoral dopo un lungo digiuno in campionato, confermandosi ancora una volta alternativa affidabile (i gol in campionato sono 7). C’è stata una buona prova di alcuni singoli come Mancini (capitano di giornata) e qualcosa di meno scintillante (Perez e Pedro, che ci mette la tigna ma non trova oramai da tempo immemore i colpi che conoscevamo). Un Ibanez concentrato, un Diawara in forma. Motivi per sorridere ce ne sono.
Quindi complimenti pieni a Fonseca, anche perché la Roma ha preso tre punti e ha avuto ragione lui. Ma avrebbe avuto ragione lo stesso, anche in caso di non vittoria. Non si deve mollare il campionato e siamo d’accordo, ma non prendiamoci in giro, l’obiettivo-coppa, arrivati a questo punto, ha la priorità.

Normale che sia così: nella storia europea della Roma si è arrivati in fondo pochissime volte, qui manca un passo (partendo anche con il vantaggio del risultato dell’andata) per ritrovarsi tra le migliori 4 di Europa League. Che anche se non significa vincere un trofeo è assolutamente importante, permette alla squadra e alla società di crescere tanto sotto tanti punti di vista, porta anche qualcosa dal punto di vista economico (il solo passaggio in semifinale vale 2,4 milioni, la Roma fino ad ora ha guadagnato dalla competizione circa 12.5 milioni di euro).
Insomma anche se le possibilità di alzare il trofeo sono realisticamente poche (nell’eventuale semifinale con ogni probabilità ci sarebbe il Manchester United da affrontare), la Roma ha l’obbligo di provarci con tutte le sue forze: un rischio più che lecito dunque da correre quello del turnover in campionato. Ci sta, anche se non si può dire e se non bisogna abbassare troppo la guardia o staccare la spina, che riaccendersi è difficile e non sempre ci si riesce nell’occasione che conta. Ma facendo i conti con la realtà, un quinto posto in Serie A ci farebbe partecipare di nuovo all’Europa League, mentre la vittoria dell’Europa League di quest’anno ci aprirebbe le porte di un paradiso sconosciuto (con inclusa la partecipazione di diritto alla prossima Champions) e dolcissimo.
A voi (noi) la scelta: da che parte state?