Super League: quale futuro per il tifo?

COME SIAMO ARRIVATI ALLA SUPER LEAGUE

Se la Super League costituisca, per lo meno idealmente, la fine del tifo per come lo abbiamo finora inteso, nessuno può dirlo. Ciò che è evidente è che questa competizione rappresenterebbe l’inevitabile epilogo, quasi scontato, di un processo pluridecennale che ha investito il mondo del calcio ma non solo. Il calcio è solo l’ennesima vittima di quella pura e semplice logica del profitto che investe ogni altra sfera delle nostre vite; ma forse, questo, non lo scopriamo solo oggi. Abbiamo passato gli ultimi dieci anni ad indignarci per i contratti faraonici offerti a taluni giocatori, “divertendoci” a contare le vite lavorative che avremmo dovuto mettere insieme per percepire almeno la metà dello stipendio annuo di un atleta. E malgrado tutto questo ci causasse ribrezzo, confidavamo, e confidiamo, nella incrollabile convinzione che l’essenza di questo sport potesse rimanere intatta.

C’È ANCORA SPAZIO PER IL ROMANTICISMO NEL TIFO?

Ci siamo continuati a nascondere dietro l’idea romantica di un calcio ancora “della gente”, in cui i tifosi costituiscono la conditio sine qua non perché una squadra di calcio possa esistere. Ma a quanto pare, ci illudevamo. Il calcio, cannibalizzato dal capitale, ha cominciato a tramutarsi in business e a vendere prodotti intangibili quali: emozioni, spettacolo e senso di appartenenza. Nessuno in questo mondo è insostituibile, a partire dai giocatori, passando per i presidenti, fino ai tifosi. Esemplificativi in questo senso sono i recenti tentativi da parte delle società di calcio di conquistare nuovi tifosi in Asia e negli Stati Uniti.

LA SUPER LEAGUE NELLE PAROLE DI AGNELLI: UN NUOVO PRODOTTO PER UNA NUOVA GENERAZIONE DI TIFOSI?

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Andrea Agnelli, in riferimento alla creazione della Super League, ha rilasciato alcune dichiarazione che mettono i brividi, ma che sono inequivocabili. Le sue parole sembrano cogliere a pieno la nuova realtà che si scorge all’orizzonte:

“La crisi non è soltanto finanziaria, ma di fidelizzazione. I più giovani vogliono i grandi eventi e non sono legati a elementi di campanilismo. La mia generazione lo era molto di più. Alcuni dati: un terzo dei tifosi mondiali segue almeno due club e spesso questi due presenti tra i fondatori della Superlega. Il dieci per cento è affascinato dai grandi giocatori, non dai club. Due terzi seguono il calcio per quella che oggi viene chiamata “fear of missing out”, paura di essere tagliati fuori. E adesso la percentuale più allarmante: il 40 per cento dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni non prova alcun interesse per il calcio.”

Poi continua:

“Serve una competizione in grado di contrastare quello che loro (i giovani) riproducono sulle piattaforme digitali, trasformando il virtuale in reale. Attraverso Fifa crei la tua competizione, quella competizione va riportata nel mondo reale. Tralasciamo gli effetti della concorrenza dei vari Fortnite, Call of Duty eccetera, autentici catalizzatori dell’attenzione dei ragazzi di oggi destinati a essere gli spender di domani”.

IL VERO TIFOSO NON SI PUÒ COMPRARE

L’idea è quella di andare incontro alle regole del mercato, creando tifosi usa e getta, in grado di diventare sostenitori di una determinata squadra con la stessa facilità con cui la si può scegliere alla playstation. Queste parole riassumono in breve il tipo di “prodotto” a cui il calcio dovrebbe assomigliare nei prossimi anni, un meccanismo apolide preoccupato solo a intrattenere i propri clienti e a procurarsene di nuovi.

Come tifosi della Roma, non conosciamo il significato della parola calcio slegata da concetti quali: passione, sentimento, fedeltà etc. Parole che di fronte alla spietata logica del profitto si svuotano di significato, e che mal si prestano a qualsiasi valutazione costi/benefici. Il calcio, e il tifo, non potranno mai diventare per noi merce di scambio in grado di essere svenduta in nome del fatturato. Se è vero che non si può ignorare il cambiamento nelle preferenze delle nuove generazioni nell’era digitale, non si può però neanche svilire, a cuor leggero, il senso di appartenenza di milioni di tifosi di calcio.

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