Sarri? Chi se ne frega. God don’t save the Queen!

Prendetelo per quel che é: uno sfogo. Il povero Maurizio Sarri non ha colpe, lo considero un ottimo allenatore e sarei contento se la proprietà giallorossa decidesse di prenderlo per il futuro. Ma c’è un presente verso il quale bisognerebbe rivolgere ogni goccia di energia e concentrazione: invece si parla di altro.

Domani sera la Roma sarà di scena all’Old Trafford, stadio simbolico e affascinante, casa del Manchester United. Uno di quei club della nata e subito morta Super League, quella robaccia che ben sappiamo cosa sia. C’erano anche loro, lo sottolineo perché ogni buon tifoso dovrebbe schifare chi ha partorito questa aberrazione, insulto al calcio, alla sua storia e soprattutto a tutti i tifosi del mondo. Il “Teatro dei Sogni” è un luogo che per ogni romanista è foriero di un ricordo talmente brutto che non voglio qui rimestare (che si trasformò in lezione di tifo, questo lo ricordo volentieri). La semifinale è un traguardo storico per questi colori, la seconda in tre anni certo, ma anche la quarta negli ultimi 40, in assoluto la quinta di sempre (la Coppa delle Fiere non viene calcolata). Basta questo dato per far capire la portata della sfida contro i Red Devils.
Un appuntamento fondamentale che non è solo spartiacque della stagione in corso ma di un pezzo di passato e di futuro: superare l’ostacolo Manchester United sarebbe una vera e propria impresa, una delle pagine più belle scritte dalla Roma. Talmente ovvio che non ci sarebbe bisogno di scriverne sopra, giusto?Embed from Getty Images

Purtroppo però in questa città e questo ambiente che tanto riescono a dare ma tanto anche tolgono, nei giorni precedenti al match, come avvenuto anche prima della sfida contro l’Ajax, tiene banco la questione del prossimo allenatore della Roma (e i presunti flirt di Ryan Friedkin con Diletta Leotta, sui quali non voglio esprimermi perché veramente c’é poco da dire e mi vergogno per conto di chi ci ha sprecato inchiostro).
Dopo il periodo dedicato a Massimiliano Allegri, adesso il nome forte e sulla bocca di tutti è quello del già citato Maurizio Sarri.
Oltre alla totale mancanza di rispetto, professionale e umano, nei confronti di mister Fonseca che ad oggi è il timoniere (con difetti e pregi) di questa squadra, le cose che lasciano basiti sono due: il modo in cui vengono trattate e sviluppate le notizie riguardanti la Roma e la totale incapacità della società di porre un freno a tutto questo.

Sul primo punto il focus non dovrebbe essere sull’opportunità o meno di dare una notizia, qualora si abbia: se c’è certezza (o grande possibilità) che possa essere Sarri l’allenatore della Roma l’informazione lo dice, lo scrive. Sulle tempistiche possiamo già discutere: tutto esce un lunedì mattina, dopo la sconfitta di Cagliari, a tre giorni dalla partita più importante dell’anno. Un pochino strano, come è strana questa fuga di notizie che abbiamo imparato a non vedere con i Friedkin al comando.
Ma perché fermarsi a dare la notizia dell’accordo Roma-Sarri quando si puo’ anche iniziare a ipotizzare la formazione della prossima stagione, i ruoli, le cessioni, gli acquisti…Perché questo è accaduto. La trovo una cosa inaccettabile, faziosa, ingiusta.
C’è una partita: che si parli di quello, di chi scenderà in campo, della storia, dell’avversario, della cabala, delle statistiche e di quanto “God DON’T save the Queen” almeno questa volta, perché vogliamo vedere la Roma trionfare e la squadra inglese soccombere. La “perfida Albione” non è mai stata terra di conquista per i colori giallorossi: poche vittorie, tante sofferenze (andando a vedere bene, già dai tempi dei nostri nobili antenati: già allora la stirpe Romana faticò non poco). Che possa essere la notte giusta, quella del riscatto e dell’orgoglio, quella della vendetta sportiva da consumare con una partita di livello europeo, una serata da ricordare. Di questo si potrebbe e dovrebbe scrivere, lasciandosi anche andare al romanticismo che spesso ammanta il calcio, lo porta a una dimensione superiore, poetica. Invece si parla di Sarri e del 4-3-3, distraendo la piazza, dando in pasto a chi distrattamente legge e ascolta una realtà che allontana tutti da un appuntamento, lo ripeto fino allo sfinimento, storico. Non credo che questa possa definirsi corretta informazione.Embed from Getty Images

In seconda battuta non capisco come la società resti in silenzio a subire tutto quello che viene detto e scritto, senza assumere una posizione. Fonseca, al netto di tutto, non è mai davvero stato supportato pubblicamente nei momenti tosti e decisivi della stagione, in quelli difficili. E’ stato spesso lasciato solo a navigare nella tempesta, evitando attacchi dinamitardi e bombe piazzate qui e lì sul suo percorso e su quello (che viene prima di tutto, ricordiamolo) della Roma. Possibile che dopo tanti mesi nessuno conosca in questa città il suono della voce di Dan e Ryan Friedkin? Possibile che non ci sia una figura dirigenziale in grado di mettere la faccia davanti ai microfoni e difendere la Roma quando si rende necessario, anche a brutto muso?
Evidentemente non c’è, e quanto ce ne sarebbe bisogno mi viene da dire. Speriamo si rimedi presto inserendo nella squadra dei dirigenti una figura adatta allo scopo.

Però oggi chi se ne frega del futuro, dell’allenatore, di chi si comprerà e di chi andrà via, degli sponsor e delle magliette, del crollo in campionato e dei dubbi sulla prossima stagione. C’è un presente da onorare, una partita in cui combattere: sappiamo che sarà difficile se non impossibile, ma non toglieteci il sogno e la speranza. Dentro c’è tutta l’essenza del tifo e del nostro essere romanisti. Noi vogliamo crederci, e se ci fosse una giustizia divina chissà…

God don’t save the Queen, che lo hai già fatto fin troppe volte.