Roma: vincere in Europa per salvare una stagione

Le pessime prestazioni degli ultimi due mesi di campionato hanno fatto precipitare la squadra di Fonseca al settimo posto in classifica. L’impegno europeo ha certamente contribuito ad una flessione nel rendimento in campionato, ma questa non può essere l’unica causa. Giovedì si esige dalla Roma una risposta forte sul campo, che in quest’ultimo periodo è mancata.
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La fine degli alibi

Giovedì terminano gli alibi. Anche se non sarebbe necessario aspettare la partita di coppa per poter biasimare la condotta della Roma in campionato quest’anno. Il giudizio non cambierebbe. Lo sconvolgente dualismo mostrato dalla squadra di Fonseca durante tutta la stagione tra Serie A ed Europa League non trova spiegazione. Non sarebbe comprensibile nemmeno se fosse frutto di una strategia premeditata e quindi voluta (cosa di cui dubito), perché non basterebbe a legittimare talune prestazioni. Nessuna particolare “vocazione europea”, o connaturata inattitudine verso le gare di campionato, sarebbe in grado di fornire una spiegazione plausibile ai risultati discordanti raggiunti nelle due competizioni.

Il crollo in campionato: una scelta o una casualità?

O la Roma, una volta presa coscienza dell’impossibilità di raggiungere il quarto posto, ha intenzionalmente scelto di abdicare a rendere onore al campionato, che tra l’altro, fino a pochi anni fa, tentavamo addirittura di vincere; o il cammino in Europa League di quest’anno è in gran parte frutto della buona sorte. Ma se la seconda ipotesi è inverosimile, la prima è inaccettabile. A parte le due gare sofferte contro l’Ajax, che comunque hanno portato al passaggio del turno, il percorso europeo della Roma, considerando gli avversari affrontati, è di tutto rispetto: parlano i numeri.

Perciò, se così stessero le cose, il tracollo in Serie A (5 sconfitte nelle ultime 10 partite con squadre, tranne Napoli e Milan, tutt’altro che irreprensibili) non sarebbe imputabile tanto ad un deficit tecnico, ma ad un disimpegno volontario, sia fisico che mentale. Ma fino a che punto è legittimo snobbare le gare di campionato per dedicarsi solo ed esclusivamente alle partite di coppa? Un’eventuale vittoria dell’Europa League, giustificherebbe un settimo, od ottavo posto in campionato? E se il trionfo europeo non dovesse arrivare, quale sarebbe la valutazione relativa a questa stagione?

Solo una vittoria può salvare la stagione

Probabilmente, per molti, la vittoria in Europa legittimerebbe qualsiasi risultato negativo in campionato, data la fame di vittorie che la Roma e i suoi tifosi hanno da ormai più di un decennio; tuttavia, oltre al rammarico per gli spettacoli impietosi a cui abbiamo assistito, rimane ignota la ragione che ha impedito a questa squadra di conciliare le due competizioni. Inoltre, rimane difficile credere che la condizione fisica, molte volte tirata in ballo, non sia adeguata alle sfide stagionali che la Roma deve fronteggiare.

Smarchiamoci dal passato

Aver trovato giustificazioni fittizie a problemi reali, ha costantemente costretto questa squadra, negli anni, a ricominciare da zero, con il susseguirsi di progetti andati puntualmente in frantumi. L’errore più grande, a mio avviso, sarebbe continuare a misconoscere le vere lacune che la Roma deve colmare; per evitare di fare i conti con le proprie debolezze. Infatti, di volta in volta la matrice di ogni male della squadra giallorossa è stata rinvenuta in seno a singoli giocatori o allenatori, la cui epurazione avrebbe costituito la soluzione a problemi atavici. Ma non è mai stato così. Siamo fiduciosi invece, che il cambio di presidenza porti dei miglioramenti in termini di stabilità e progettualità.
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Ciò che tutti i romanisti si augurano, è che l’impegno di coppa non sia stato solo un alibi. Una giustificazione a cui ci si è comodamente appellati per non dover affrontare i problemi strutturali alla base di questa squadra. Le prossime due gare contro il Manchester valgono letteralmente una stagione. Non è più tempo per risparmiarsi o fare calcoli, le motivazioni ci sono. È tempo di dare discontinuità alla nostra storia recente, per non rendere anche questa stagione vana.