Roma, l’inesorabile arte di scomparire

Fonseca: “Abbiamo fatto una buona gara poi nel secondo tempo siamo totalmente spariti”. Dalla Treccani, “sparire”: sottrarsi d’un tratto o velocemente alla vista, consumarsi, esaurirsi in fretta, finire molto velocemente. Rapido sgretolamento di un sogno, una chimera coccolata per settimane da giocatori e tifosi, quest’ultimi assolutamente i più colpiti ed arrabbiati per questo risultato: trecento cuori e mani hanno battuto fuori i cancelli di Trigoria prima della gara, cercando di caricare e trasportare la squadra verso un’impresa che, con loro accanto, sembrava essere più alla portata. Invece no: il “Teatro dei sogni” si è materializzato, ancora una volta, nel “teatro degli incubi”, il gioco di parole più utilizzato il giorno dopo.

THE DAY AFTER

Appunto, il giorno dopo: un cazzotto in faccia che fa ancora girare la testa e fa male, tanto male. Brucia perchè ci si è creduto e cadere perchè gli vengono spezzate di netto le ali mentre si vola, è tremendo. Pierre Zaoui, nel suo saggio “L’arte di scomparire – vivere con discrezione“, si ispira al piacere baudelairiano di perdersi tra la folla della metropoli, lo stesso piacere che devono aver provato due giorni fa i giocatori della Roma, inebriati dall’affetto immenso della gente che si è riversata davanti al Centro Sportivo ed ha accompagnato la squadra sul carro del sogno. Tutto vano, non ricambiato, o meglio: ricambiato a metà, come un corteggiamento andato male.

MALEDETTA PROSA

Ci siamo seduti davanti alla televisione ieri sera, con la gioia profonda e silenziosa di osservare, inosservati, se quella passione potesse arrivare oltremànica: inghiottiti da una paura spasmodica ad ogni tiro in porta del Manchester United, con un sussulto invece ogni qual volta la Roma si riversava in area inglese. Due squilli di tromba al primo tempo hanno trasformato il sogno in momentanea realtà: sogno o son desto? L’arbitro fischia e tutti noi guardiamo il monitor stropicciandoci gli occhi: 1-2 per noi.

In una società che vive di apparenza e spettacolarità, la discrezione è una necessaria forma di resistenza. Ma non potevamo far finta di nulla: ogni tifoso, anche il più pessimista, ha cominciato a palpitare, pensando che finalmente si, quella poteva essere la notte giusta, la partita giusta, la ricompensa giusta per tanta passione, tanto amore e tanto sacrificio. Grave errore. L’eccesso è spesso foriero di delusione, perchè spesso, dannatamente spesso, fa più male quando si cade. Quando la poesia diventa prosa, la dolcezza diventa effimera e la magia si perde.

SPARIRE E MORIRE

La discrezione è un’arte, un atto volontario, una consapevole scelta di vita in un mondo che ci vorrebbe sempre connessi, protagonisti, inesorabilmente presenti, e in cui s’impone l’urgenza di una tregua, di staccare e sparire. Ecco, un po’ tutto questo sembra essere balenato nella testa dei giocatori giallorossi nel secondo tempo: un po’ come quando, in un paese straniero, assaporiamo la massima libertà di non essere riconosciuti. Il problema è che non riconoscevamo nemmeno noi stessi. Invece eravamo proprio noi, reali come reale sarebbe potuto essere quel sogno che, invece, si è trasformato in un maledetto incubo.

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La discrezione è arte della scomparsa: nascondersi fino a non avere più nulla da mostrare, fino a rendere la propria presenza impercettibile. Mai risveglio poteva essere peggiore: una morte interiore figlia di sei coltellate al cuore, il quale, grondante sangue, cerca di pompare ancora vita al corpo che, esanime, sembra ormai perire. Tutti sono i suoi assassini: dall’allenatore ai giocatori, dalla società allo staff. Nessuno si salva da solo. Una morte lenta e dolorosa, la fine di tutto un percorso che aveva portato questo popolo, questa gente, a sognare come non si sognava da tanto a Roma.

LA RINASCITA

Il cuore di Roma però è talmente grande che è in grado di far risorgere tutto e tutti. L’amore e la passione di questa gente può sollevare le montagne: la speranza è che possa risollevare anche questa squadra. “Sicuramente al ritorno proveremo a fare l’impresa” ha detto Pellegrini: voglio crederti Lorenzo, perchè dopo una caduta ci si deve sempre rialzare. Le anime discrete, afferma Zaoui, sono quelle che fanno il mondo: senza di esse, più nulla può reggere. Ecco, creamocelo questo mondo, teniamocelo stretto e facciamo in modo di non distruggerlo: coltiviamolo, curiamolo e facciamolo conoscere anche agli altri questo mondo romanista, fatto in primis dai tifosi. Ripartiamo da quelle seicento mani che battevano giorni fa fuori Trigoria, dalle quali, come arterie, scorre la linfa vitale di questa squadra e di questa città.

Dobbiamo augurarci che non venga mai il giorno in cui anime simili scompariranno, che non venga mai il giorno in cui rimarranno soltanto riflettori spenti e casse di risonanza, un palcoscenico vuoto con mani che battono al buio, perché allora tutto crollerà. È anche questo il senso del fare filosofia il giorno dopo: cercare lo spirito, la forza e la voglia anche là dove sembrano perdute. Perchè potranno toglierci tutto, ma mai la possibilità di sognare. Il futuro ed il calcio sono dei bambini, i primi sognatori. Noi vogliamo ancora credere alle favole: non spegnete la luce, girate pagina e continuate a leggere la storia. Facciamola noi questa storia: crediamoci ancora una volta.