La supernova di Javier Pastore

Se Trigoria fosse una scuola e ci fosse un registro di classe dove segnare assenze e presenze, ci sarebbe una casellina che risulterebbe vuota almeno dall’11 agosto: quella di Javier Pastore. Se poi, come a scuola, superati i cinque giorni di assenza consecutivi si dovesse portare un certificato medico, il suo sarebbe il foglio di dimissioni dalla clinica Tres Torres di Barcellona, per il seguente motivo: intervento in artroscopia all’anca sinistra e riabilitazione.

Già, perché El Flaco non ha avuto un’estate facile. In realtà tutta la sua carriera non è stata facile. Per riassumerla si potrebbe ricorrere all’espressione piedi da fuoriclasse e muscoli di cristallo. Leggendo la sua cronaca infortuni sembra di avere davanti un bollettino di guerra. Che siano infortuni lunghi e diradati oppure brevi e frequenti, per Pastore almeno un terzo della stagione significa stare lontano dal campo. Lui, però, è una stella che brilla spenta: tecnicamente fortissimo, è uno di quelli che disegnano calcio; nella Roma, però, le sue doti di pittore le ha mostrate ben poco.

La ragione per cui è finito in Spagna affonda le radici da molto lontano, addirittura a quasi un anno fa. Il 23 novembre 2019 El Flaco inizia una battaglia contro un edema osseo all’anca sinistra che lo terrà fuori 63 giorni, cioè fino al 25 gennaio 2020. Non passano neanche venti giorni – per la precisione ne trascorrono diciassette – che il problema si ripresenta: è l’11 febbraio e Pastore resta fuori per 90 giorni, cioè fino all’11 maggio. Riesce a giocare due partite e a essere convocato, restando in panchina, per altre nove gare, concludendo la stagione con l’assenza nell’ultima partita di campionato contro la Juventus.

Il ritorno a Roma

Quattro giorni fa Javier Pastore è tornato a Roma e ha effettuato, come i suoi compagni, il tampone, risultato negativo per tutti. Ora sta svolgendo lavoro individuale, dopo aver sostenuto un lungo periodo di riabilitazione in Spagna nel post-operatorio. Il reintegro nel gruppo è previsto gradualmente e sarà fuori fino a dicembre.

Il futuro dell’argentino in giallorosso è costellato di incertezze. Fino a qualche tempo fa si paventava un’ipotesi di rescissione anticipata del contratto, poi smentita dall’entourage del calciatore. Recenti voci dal Brasile, invece, lo vorrebbero nel radar del Gremio. La volontà di Pastore, invece, pare essere quella di conquistare Fonseca. Sbarcato a Fiumicino si è detto molto felice di essere di nuovo a Roma e ansioso di tornare con i suoi compagni; ha parlato anche di quanto non gli sia mai mancato il sostegno da Trigoria e di come, invece, l’operazione sia stata una scelta obbligata dal dolore che ciclicamente si ripresentava.

Molte incertezze e pochi vecchi fasti

Da quando è arrivato a Roma, nella sessione estiva del 2018, Javier Pastore non ha mai convinto in termini di continuità. C’è stata, però, una finestra nello scorso anno, nel girone d’andata, in cui El Flaco era tornato ai vecchi fasti, con prestazioni sontuose in cui ogni azione offensiva della Roma passava per i suoi piedi. Quest’intervallo è durato solo cinque partite: decisamente poco, l’esplosione estemporanea di una supernova in autodistruzione.

Un nuovo bagliore di quella supernova potrebbe dare ulteriore smalto al lavoro di Mkhitaryan e Pedro, che tra loro parlano una lingua diversa dagli altri in campo: la lingua della classe pura. Pastore quella lingua la conosce, è così che si è fatto strada fino a Roma. Un pieno rientro dell’argentino costituirebbe un indubbio innalzamento della qualità, già ottima, sulla trequarti. Realisticamente, comunque, non si può ignorare il bilancio assai magro del Flaco in giallorosso, aggravato da uno stipendio pesantissimo di cui non ha ripagato nemmeno la più minima parte.

Il suo accordo con la Roma scade il 30 giugno 2023, dunque un suo impiego in un assetto tattico che ne valorizzi l’estro è più che necessario. Pensare a lui in sostituzione di Mkitaryan o Pedro appare, però, improbabile; un suo possibile ruolo potrebbe essere il mediano incursore, in quello che è ora appannaggio di Pellegrini. I due, a ben vedere, non sono così dissimili: fisico leggero, ottima tecnica individuale, grande visione di gioco e intelligenza tattica. Alternarlo al numero 7 per poi, eventualmente, spostarlo più avanti a partita in corso, è un destino forse più probabile per lui.

Certo è che le aspettative sul Flaco sono alte e concettualmente ossimoriche: il suo soprannome significa “magro”, come l’apporto che finora ha dato alla Roma; le attese, invece, sono “grasse”, dense, come le sue capacità, finora largamente inespresse.