Il CSKA Sofia, “amarcord” di un calcio che non c’è più

Incrociare nuovamente i bulgari del CSKA di Sofia è, per i romanisti più attempati, un tuffo nell’amarcord più dolce, di un passato romantico fatto di sogni di Coppe e di Campioni, quando nell’83-84 nel doppio confronto valevole per gli ottavi di finale Falçao a Sofia e “Ciccio” Graziani all’Olimpico siglarono i due gol che proiettarono la Roma di Liedholm nei quarti della coppa più ambita, nel primo dei due unici precedenti tra le due squadre.

Altri tempi. Altra vita. Quando il calcio era ancora uno sport davvero popolare, prima di mutare nel leviatanao che è oggi.

Quando c’era il solo il “mercoledì di Coppa” e si aspettavano le 22:30 per vedere su Rai2 il compianto Gianfranco De Laurentiis e Giorgio Martino condurre la mitica trasmissione EuroGol, quando le Coppe erano tre e quella più bella ed importante era la Coppa dei Campioni, insomma quando tra gli anni ’70 e ’80 il calcio televisivo aveva una dimensione ancora umana, abbiamo imparato a conoscere anche le squadre di “oltrecortina”.

Quelle del “blocco sovietico”, sempre ostiche da affrontare, tremendamente fisiche, preparate (talvolta adulterate) benissimo atleticamente, poco evolute (tranne rare eccezioni) tatticamente ma con qualche gran bel giocatore che sarebbe stato impossibile, fino alla dissoluzione dell’URSS, vedere nei club occidentali.

Tra queste squadre, un posto nella “nobiltà” se lo era certamente guadagnato il CSKA di Sofia la squadra dell’esercito, massima rappresentate del calcio bulgaro, fondata nel 1948 ed emanazione diretta della nomenclatura che vedeva nei “rossi” (i colori sociali) un veicolo di propaganda interna ed estera.

In Bulgaria è la squadra più titolata: 31 “scudetti” (l’ultimo nella stagione2007-08), 20 coppe nazionali (l’ultima nel 2015-16) e 4 supercoppe, ma nel recente passato ha vissuto periodi bui, continui cambi di proprietà dal 2006 in avanti, culminati con il fallimento del 2015 e la retrocessione in terza divisione.

Uno smacco vero e proprio per la comunque seguitissima CSKA, la squadra che aveva fatto sognare la vetta d’Europa ai propri tifosi conquistando le semifinali di Coppa dei Campioni nel 1966-67 e nel 1981-82.

In quest’ultima occasione riuscì ad eliminare nei quarti la corazzata Liverpool di Dalglish, Rush, Souness, Grobbelaar (nomi tristemente noti qui a Roma) ed affrontò l’altrettanto potente Bayern Monaco di Breitner, Drammler, Hoeness e Rummenigge.

Il palcoscenico di quella semifinale d’andata fu quello dello stadio del Levski Sofia, l’odiatissima rivale cittadina. Vinsero i bulgari 4-3, dopo essere stati in vantaggio per 3-0 ma nella gara di ritorno non seppero difendere l’esiguo vantaggio; i tedeschi imposero la legge dell’Olympiastadion e con un secco 4-0 approdarono in finale, dove vennero poi battuti di misura dal miracoloso Aston Villa.

Il CSKA si riaffiacciò ai massimi livelli europei nella stagione 1988-89, quando la squadra dei talentuosi Stoichkov, Penev e Kostadinov si arrese al Barça di Lineker, Begiristain e Salinas che poi vinse la competizione battendo la Sampdoria nella finale di Berna.

Tanti i talenti nati e cresciuti tra le fila del CSKA, oltre al già citato “totem” Hristo Stoichkov (tra i più forti attaccanti europei di sempre), vale la pena di citare Dimitar Berbatov, affermatosi a livello internazionale in Bundes con il Leverkusen e poi in Premier League vestendo le maglie di Tottenham , Manchester United e Fulham.

Il CSKA oggi tenta la faticosa risalita nel calcio bulgaro dove è stato soppiantato nelle gerarchie dai rivali di sempre del Levski e dal Ludogorets, che dalla seconda metà degli anni 2000, dopo una vita nell’anonimato delle serie inferiori, si è imposta come una delle squadre più dominanti.

A livello internazionale torna quest’anno a partecipare ai gironi di Europa League dopo la stagione 2010-11, ma il fascino per quella sigla, “CSKA”, e per la sua storia rimane intatto.