Essere rookie: Kumbulla è il giovane che volevano tutti (VIDEO)

Il pendolo oscillava tra Inter e Lazio da mesi, quando si parlava di Marash Kumbulla. Il difensore dell’Hellas Verona, vera e propria rivelazione di quest’ultima stagione calcistica, è stato a lungo conteso da Conte prima e Inzaghi poi. Entrambi gli allenatori volevano l’albanese per rinforzare il reparto difensivo. Ma se è vero come è vero che “tra i due litiganti il terzo gode”, allora la notizia che Kumbulla è ormai un nuovo giocatore della Roma non fa che confermare questo detto. D’improvviso, tra una trattativa difficoltosa con lo United per Smalling e un Armando Izzo che sembrava sempre più vicino dal Torino, verso le 23 del 14 settembre è uscita ovunque la notizie di Kumbulla a un passo. Un lavoro sottotraccia intercettato dai media solo una volta concluso, tanto che il giocatore è sbarcato a Roma, ha sostenuto le visite mediche ed è poi arrivata l’ufficialità del suo acquisto ieri.
Il centrale classe 2000 rinforzerà la batteria di centrali a disposizione di Fonseca. Ma chi è e quali sono le caratteristiche principali del ragazzo?

“FIN TROPPO SERIO”

Un ragazzo “fin troppo serio” Marash Kumbulla, a sentir parlare il padre. Concetto ripreso anche da Ivan Juric, allenatore che l’ha lanciato in questa stagione in Serie A e che senza troppi giri di parole a inizio anno ha affermato che “con me gioca chi merita, non guardo la carta d’identità”. E il centrale albanese ha meritato sin dal primo minuto della prima partita stagionale, quella giocata per tutti e 90 i minuti contro il Bologna.
Non facile iniziare da titolare in una squadra neopromossa con appena 15 minuti di Serie B sulle spalle. Il suo passato da professionista prima dell’ultima annata era pressoché inesistente, perché oltre a quel breve spezzone in Serie B aveva giocato solo in Primavera a un livello ben diverso da quello della massima serie italiana.

Ma questo non l’ha spaventato, anzi il suo approccio è stato più che positivo. Una forza mentale che si è fatta vedere anche dopo l’espulsione per doppia ammonizione rimediata alla quinta giornata contro l’Udinese. Uno shock che avrebbe potuto interrompere la sua crescita ma che al contrario lo ha forgiato. La partita successiva l’ha vissuta dalla panchina e poi è tornato stabilmente al centro della difesa degli Scaligeri, rimediando appena 4 ammonizioni nei successivi 21 match disputati.

Non a caso Massimo Margiotta, responsabile del settore giovanile dell’Hellas, lo ha descritto esaltando prima le qualità mentali e attitudinali e poi quelle tecniche: “non sto qui a parlare delle sue qualità tecniche, ma ho trovato un ragazzo straordinario dal punto di vista mentale. Già tre anni fa era un professionista, curava ogni particolare, anche quando aveva qualche problema fisico di troppo. Lui per me è stato un esempio, un esempio che porterò sempre”.

La serietà di cui parlava il padre è perciò riscontrabile nelle parole di tutti gli addetti ai lavori che ne hanno curato questa fase embrionale della sua carriera. Una capacità di mantenere alto il livello di attenzione per tutta la stagione fuori dal comune per un ragazzo di appena 20 anni.

COME LORENZO PELLEGRINI

Cosa può accomunare Lorenzo Pellegrini e Marash Kumbulla? Apparentemente niente, ma in realtà c’è un sottile fattor comune che li rende unici. Entrambi infatti hanno iniziato a giocare rispettivamente con la Roma e con il Verona sin dai pulcini, facendo tutta la trafila delle giovanili ed arrivando all’esordio in A con la stessa maglia.

Nonostante le radici albanesi, Kumbulla è nato a Peschiera del Garda, vicino alla città di Verona, dove ha iniziato la carriera e dove è rimasto fino allo sbarco a Fiumicino di mercoledì pomeriggio. Perciò la sua cittadinanza è doppia: sia italiana che albanese. Il giocatore ha deciso di sposare la nazionalità del padre, che è arrivato come immigrato in Italia nel 1996. 4 anni dopo sarebbe nato Marash. Un attaccamento all’Albania che emerge dalle sue parole: “Le mie radici mi trasmettono un forte senso di appartenenza alle tradizioni e alla storia del mio popolo. È un sentimento che mi spinge a dare sempre il massimo”.

Non a caso è già nel giro della nazionale maggiore dallo scorso agosto, quando ha ricevuto la prima chiamata, prima dello storico esordio da appena 19enne il 14 ottobre contro la Moldavia.

IN CAMPO

Scendendo poi nelle questioni più tecniche e tattiche che accompagnano la Roma nella scelta di Kumbulla come rinforzo in difesa, di aspetti da analizzare ce ne sono molti. Innanzitutto va sviscerata la scorsa stagione, restando sempre consapevoli di come Kumbulla fosse un “rookie”, ovvero un esordiente al suo primo anno. Occhio quindi a dare giudizi definitivi.

Analizzando le sue caratteristiche però l’albanese sembra uno splendido blocco di pietra ancora solo parzialmente lavorato. A livello fisico si parla di 190 centimetri per 80 chili circa, numeri che formano una corporatura longilinea che potrà essere rafforzata con un lavoro muscolare che lo renda più roccioso. Sarà importante a tal proposito trovare la giusta quadra per renderlo più dominante pur senza fargli perdere una discreta velocità di base e soprattutto senza gravare sui muscoli. Qualche infortunio muscolare infatti può essere riscontrato nella sua carriera: lo scorso anno ha saltato 8 partite per due infortuni analoghi, ovvero una lesione al bicipite femorale. La sua ultima partita stagionale è stata proprio contro la Roma, quando si è infortunato al 19′ del 17 luglio, terminando così il campionato anzitempo.

La scelta dei giallorossi di acquistarlo, a livello squisitamente tattico, è perfettamente coerente. Se Fonseca dovesse continuare a proporre la difesa a 3, Kumbulla sarebbe un interprete mirato. Con il Verona ha disputato 13 partite come riferimento centrale dei 3, 11 volte a sinistra e 2 a destra. Una capacità di adattarsi che potrebbe allinearsi perfettamente alle caratteristiche di Mancini e Ibañez, in attesa di novità sul fronte Smalling.

Il calcio proposto da Juric era sicuramente il più aggressivo a atleticamente prestante della scorsa Serie A, alle spalle della sola Atalanta. Kumbulla perciò è abituato a giocare con una linea difensiva alta e a seguire il giocatore in marcatura anche oltre la linea del centrocampo, proprio come possiamo vedere dal video qui sotto.

Pressing totale su Douglas Costa, che ferma con un fallo.

 

PIÙ MARCATORE CHE REGISTA

Non a caso questa sua propensione per il gioco aggressivo che a volte può risultare pericoloso, lo ha portato a sviluppare un eccelso senso della posizione e un’elevata capacità di lettura del gioco. Infatti in tutta la Serie A è il quinto per palloni intercettati.

Il compito di impostare l’azione dal basso è quello che ad oggi gli risulta più scomodo. Tra i tre interpreti della difesa dell’Hellas dello scorso anno (oltre a lui c’erano Rrahmani e Gunter), è quello che ha toccato meno palloni e che si occupava meno dell’impostazione. Al contrario però era il più forgiato fisicamente, oltre che il più aggressivo. Con il 71,8% dei duelli difensivi vinti, è il primo in tutto il campionato in questo dato. Un traguardo non banale da raggiungere alla prima stagione.

Il metro e 90 a disposizione lo rende sicuro di intervenire sulle palle alte in difesa e lo trasforma in un incubo per le difese avversarie. Sui calci piazzati difatti è solito diventare una vera minaccia offensiva, tanto che la rete che ha segnato lo scorso anno lo ha eletto come il primo difensore centrale nato nel nuovo millennio a segnare nei top 5 campionati europei.

ALLEGGERIRE E RINGIOVANIRE

L’operazione che ha portato alla Roma Marash Kumbulla, più che un rischio, va definita come un investimento. Un tipo di operazione in linea con quello che sarà il modus operandi seguito dalla nuova gestione Friedkin: alleggerire e ringiovanire.
Alleggerire il monte ingaggi è la prima preoccupazione, perché anche nella scorsa stagione era aumentato del 7,5%: si era passati dai 93 ai 109,9 milioni lordi.

La scelta di inserire Kumbulla in questo progetto quindi non è fare il passo più lungo della gamba, al contrario. L’albanese può essere visto come un asset che nelle strategie societarie acquisterà di valore negli anni e che potrà essere utile potenzialmente come futura plusvalenza. La formula che lo porta a Roma è quella di prestito biennale con obbligo di riscatto, così da sgravare il suo costo in bilanci diversi.

Lo stipendio dovrebbe essere di 1,5 milioni di euro a salire sino a un massimo di 2, per 5 anni. Così il peso in bilancio sarà ancora più sostenibile. Basti pensare che nella rosa attuale solo Mirante, Ibañez e Villar dovrebbero esser pagati meno dell’albanese. Juan Jesus e Fazio, in attesa di una perenne cessione, guadagnano rispettivamente 2,2 e 2,5 milioni netti a testa. Cifre che vanno tagliate per rendere autosostenibile il nuovo progetto Roma.

Così si ringiovanirà anche la rosa e in particolar modo la difesa. Mancini è un classe ’96, Ibañez ’98 e Kumbulla addirittura 2000. In attesa di un rincalzo di esperienza che porta il nome di Chris Smalling, la Roma prova a mettere il lucchetto sul futuro.

E si assicura le prestazioni di un rookie serio e determinato.
“Sono molto serio, è vero, ma solo quando serve. So anche divertirmi. Mio papà e il mister penso intendano semplicemente dire che sono maturo per l’età che ho“.