ESCLUSIVA – Floro Flores: “Roma favorita col Genoa. Fonseca? Ho molto da imparare da lui”

Antonio Floro Flores, allenatore delle giovanili della Casertana ed ex giocatore, tra le altre, del Genoa, è intervenuto in esclusiva alla trasmissione radiofonica Cor Core Acceso – Romatube.it nella quale ha parlato proprio del match in programma domenica tra i giallorossi ed i rossoblù.

Queste le sue parole:

Buongiorno mister. Come è iniziato il suo percorso di allenatore della Casertana? 

“Il percorso è iniziato con in giovani: abbiamo fatto 2 partite e 2 pareggi, il percorso è lungo. A causa del Covid poi non ci siamo nemmeno potuti allenare sempre, abbiamo fatto la partita che ci siamo allenati una sola settimana, è un po’ travagliata la cosa. Speriamo che passi in fretta questo momento e che si torni a fare tutto nella normalità”

Lei poi mister è ancora molto giovane…

“L’ho chiesto io di partire con i ragazzi, perchè è un’esprienza importante ed un percorso più difficile e particolare. Io ero un calciatore istintivo, ma quando si allena non si può essere istintivi, si deve ragionare: bisogna partire dal basso e capire quello che si vuole dalla vita, invece di partire dall’alto e pensare di poter fare quello che in realtà non sai fare”

Che idea si è fatta sul campionato?

“Un inizio molto particolare direi, con molti giocatori che sono stati fermati dal Covid e tante altre situazioni. Questo stravolge un po’ tutto, come ad esempio il Sassuolo che va a Napoli e stramerita di vincere, il Milan che è in forma e merita di stare lì, una Juve che è in difficoltà perchè ha cambiato l’allenatore in un modo diverso dagli altri anni e quindi bisogna aspettarlo. Io non escluderei la Roma in questo percorso, perchè nell’ultimo periodo l’ho vista davvero molto bene, è davvero una bella lotta. A me Fonseca piace tantissimo ed hanno fatto benissimo a tenerlo per fare con lui un percorso: merita questa opportunità e per il calcio che esprime a me piace tanto e per un giovane allenatore come me che deve imparare, da uno come lui c’è da imparare tanto. Il Napoli pure era partita bene poi si sta un po’ perdendo strada facendo. Ci sono quindi tante squadre che devono ancora carburare”

La Roma domenica andrà a Genova contro il Genoa, una squadra dove lei ha militato ed ha lasciato il segno: che partita si aspetta? 

“In questo periodo sto vedendo un Genoa in difficoltà, con tanti giocatori positivi al Covid e con la possibilità di riscattarsi in Coppa Italia dove invece ha perso con una squadra al suo livello (Torino ndr.) quindi questo mi preoccupa un po’. Il Genoa domenica non può permettersi di perdere perchè così si ritroverebbe, per l’ennesima volta, a lottare per le zone basse. In questo momento però, grattiamoci i co****ni come dite voi (ride ndr.) la Roma è in grande forma, viene da tanti risultati positivi e gioca un bel calcio. Sarà più difficile per il Genoa che per la Roma questa partita. Poi chiaro, giocare a Genova con 20 mila tifosi attaccati sul collo è una cosa, giocare così è un’altra. Io a Genova contro la Roma ho solo bei ricordi, come il 4-3 per noi in rimonta dallo 0-3, sono partite che ti rimangono dentro per tante cose. Però ripeto, fare un pronostico senza tifosi, in questo campionato, è davvero difficile. Io posso basarmi sulla qualità e la condizione fisica e in questo momento la Roma è una delle squadre più in forma. Mi auguro che sia una bella partita, perchè con la Roma non ci si annoia mai”

Campionato in cui si sta segnando tantissimo, con l’ultimo turno che ha regalato 42 gol…

“Eh si, sta cambiando il calcio, adesso è molto più a viso aperto, più 1 contro 1, molto  “spagnoleggiante” diciamo: non ci sono più quelle difese raccolte dietro che danno poco spettacolo, ma oggi se le giocano le partite. Il calcio sta cambiando, ma preferisco avere un calcio così che un calcio piatto e palloso. Portieri più penalizzati? Alla fine giocano di più anche loro, soprattutto con i piedi: le statistiche che abbiamo fatto al corso da allenatori dicono che l’80% degli estremi difensori preferisce giocare con i piedi, vi lascio immaginare. Oggi un allenatore preferisce un portiere che sa giocare con i piedi piuttosto di uno che para bene, Il calcio moderno è così”

Lei è stato un attaccante da calciatore ed un giocatore che sta emergendo in questo momento nel Genoa è Scamacca, ex prodotto del vivaio della Roma: un giudizio su di lui?

“Si, è un buon giocatore, l’ho visto sia nel derby contro la Samp che in Coppa Italia dove ha fatto molto bene. Però ripeto: la Roma ha tutte le carte in regola per fare una gran partita. Quando vai in difficoltà con squadra come Genoa o Torino, spesso è demerito della Roma che non sa esprimersi in quel momento e non merito dell’avversario che non ti fa giocare bene. Dipende tutto dai giallorossi. Giocare contro Juve, Milan e Napoli è un discorso, giocare con squadre di questo tipo puà diventare più difficile. Il Genoa viene da un brutto periodo e dovrà dimostrare di non meritare questa classifica”

Dato che lei sta seguendo molto la Roma, si aspettava un impatto così forte in Serie A di Pedro? 

“Non credo che si giochi a Barcellona e si vinca a caso lì. Lui è un giocatore che ha sempre fatto bene, come al Chelsea, in Spagna dove ha sempre fatto gol nelle partite che contavano. L’ultimo dei problemi di Pedro è dimostrare qualcosa, non penso che soffra di pressione. Con tutto il rispetto per la Roma, ma lui ha giocato in piazze come Barcellona dove ogni anno lotta per vincere Champions League e Scudetto. Non ha dimostrato nulla di straordinario, ha fatto quello che sa fare ed a livello mentale è un giocatore fortissimo. Ha avuto un grande impatto anche per il lavoro fatto alla base dall’ex direttore sportivo Petrachi che qualcosa qui a Roma ha costruito. Le persone poi le rimpiangi sempre quando non ci sono più, come le mogli, Con lui è finita in malomodo, addirittura in Tribunale e questa è una cosa brutta per il calcio: questo succede perchè non si lascia mai il tempo alle persone di lavorare. Lui è stato cacciato in malomodo ed oggi ti ritrovi a dover ricomincare da capo con un nuovo direttore che arriva e magari non sa dove mettere le mani. Per me Petrachi è stato una follia mandarlo via, però la società avrà avuto i suoi buoni motivi. La rosa di oggi della Roma ti fa capire come abbia lavorato bene: nonostante non ci sia più, ha formato una base solida di uomini e di persone per bene, perchè solo le persone per bene riescono ad andare avanti in una situazione così. Come ad esempio l’allenatore, il quale non ha una persona di campo con cui confrontarsi, perchè l’allenatore la prima persona con cui parla è il direttore sportivo. La squadra comunque va avanti e questo ti fa capire che qualcosa di bello è stato costruito. Io ho vissuto un momento simile a Perugia, dove non prendevamo stipendio da 6 mesi però pensavamo solo a fare risultati, questo perchè lì ero in una squadra di uomini e di persone per bene. La Roma uguale, sta pedalando a testa bassa, poi ovviamente sarà il campo a darle ragione. Ed un grande merito è di Fonseca.”

La Roma infatti è l’unica squadra imbattuta tra campionato e coppe in Italia…

“Ma poi è una squadra che non ti annoia, per uno come me che la vede senza ansia a differenza di un romano, è proprio bella da vedere. Un altro di cui non si parla mai è Mkhitaryan: arrivato con un profilo basso, e ora sta dimostrando il valore che aveva già dimostrato in passato e sta avendo continuità. Giocatori come lui o come Pedro, quando sono arrivati, in molti si chiedevano che giocatori fossero. Poi però si sono rivelati quello che sono sempre stati.”

Come si vede lei tra 5 anni come allenatore? 

“Se tra 5 anni alleno ancora in Serie C smetto di fare l’allenatore, toglierei solo del tempo ai miei figli. Io sono ambizioso nella vita, so cosa voglio fare e lo voglio raggiungere con il massimo del lavoro e del rispetto. Se non ci riuscirò, vorrà dire che non è il mio lavoro e farò altro. Senza che perdo tempo o prego qualcuno per allenare, io devo meritarlo questo mestiere e fare dei sacrifici come li facevo da calciatore. Quando uno inizia a giocare a pallone ha 2 sogni: giocare con la propria squadra del cuore e per la Nazionale. Quando uno inizia ad allenare ha 2 obiettivi: allenare la sua squadra del cuore e la Nazionale. Cambia poco. Io a 37 anni so cosa voglio, a 17 magari si pensa ad altro invece che giocare a calcio. Il rettangolo verde è quello che decide sempre, puoi parlare quanto vuoi ma alla fine conta solo quello”