De Rossi: “Follia discutere Fonseca. Pellegrini sta diventando leader” (VIDEO)

Daniele De Rossi è uno degli ospiti di questa sera della Bobo TV, in onda su Twitch. Conduce Christian Vieri e sono presenti anche altri ex calciatori: Antonio Cassano, Nicola Ventola e Daniele Adani. L’ex capitano della Roma ha parlato di molti argomenti: da Paulo Fonseca al rapporto con Luciano Spalletti. Queste sono le dichiarazioni di De Rossi:

Come va il corso allenatori?
“Bene, siamo online e davanti a uno schermo come in qualsiasi scuola. Qualche lezione è più divertente, qualche materia ti contagia di più, altre di meno. Si è creato un gruppo Whatsapp della classe che dà grandi soddisfazioni (ride, ndc). Da scienziati nucleari”.

Ti saresti sentito pronto per allenare la Fiorentina?
“Finché non inizi non sai se sei pronto. Comunque a livello legale non avrei potuto allenare la Fiorentina, non avevo il patentino. Ma comunque bisogna buttarsi, se accetti un’avventura del genere ti senti pronto, poi ci sono da vincere le partite e da fare i punti. Io vedo papà che allena la Primavera della Roma, con molta meno pressione, ma quando perde è sempre nervoso. Io sono elettrizzato all’idea di iniziare e farlo in una piazza calda mi piacerebbe tantissimo”.

Gattuso?
“Non lo vedevo allenatore, ma ora è uno dei più forti”.

La tua idea di calcio?
“Non c’è un mio calcio, non ho niente da inventarmi. Il calcio è stato inventato da gente più brava, c’è da prendere spunti. Quando inizi ti relazioni con quelli più bravi, per me il più forte di tutti è Guardiola, lui ha capovolto il calcio, il problema è che tutti prendono da lui ma non tutti sono bravi come lui. Lui già da calciatore aveva la testa da allenatore, vedeva un calcio diverso”.

L’allenatore che ti ha influenzato di più è stato il primo Spalletti?
“Al di là dei problemi ambientali che si sono creati, anche nella seconda esperienza ho trovato un altro allenatore fortissimo. È nettamente uno dei più forti che abbia avuto, non è facile caratterialmente, a volte è troppo schietto e diretto, anche troppo. Però è uno che a livello di campo, di idee, è molto forte. Mi dispiace non abbia avuto una consacrazione, avrebbe potuto avere un’opportunità in una big. Ne ho avuti tanti che mi hanno influenzato. Io ho avuto anche Capello, Lippi, che hanno fatto un calcio di un’altra generazione, ma che hanno fatto la storia del calcio. Erano completamente diversi come approccio. Spalletti l’ho avuto per più anni di altri, ma ci sono anche Simeone o Klopp che hanno usato altre filosofie rispetto a Guardiola, ma da rispettare”.

Luis Enrique?
“A Roma lui non aveva un squadra fortissima. Poi quando si parte con un progetto non puoi dargli 10 mesi a Roma, anche se è voluto andare via lui e non glielo perdonerò mai. Lui ha ricevuto tante critiche, ma ha fatto un grande lavoro, ci è entrato dentro da subito. Il primo giorno ha preso un pallone e ci ha detto di giocare, senza dire altro. Voleva capire cosa sapevamo fare noi, per poi dare indicazioni. Inizialmente lo abbiamo preso per matto, non sapevamo che fare. Pur senza ottenere risultati ha cambiato il nostro modo di giocare, con più tempo ci saremmo divertiti tanto”.

Fonseca?
“Lui è quarto in classifica, ora ha anche un calendario agevole. Metterlo in discussione è pura follia, lui ha vissuto alti e bassi, è innegabile che nei big match la Roma stia facendo fatica, ma la società giustamente è dalla sua parte. La squadra quando scende in campo sa come fare, sicuramente non ci si può accontentare di vincere con le piccole e perdere degnamente con le grandi, ma per gioco e risultati la Roma è in linea. Poi sicuramente c’è da migliorare. La Roma è forte, non è inferiore a Lazio, Milan, Atalanta e Lazio e Fonseca sta rispettando le aspettative. Poi c’è un discorso di ambizione, bisogna tornare a pensare come pensavamo noi, di giocarcela con tutti”.

Cassano: “Se togli Dzeko, Mkhitaryan, Pedro… la squadra non la vedo eccezionale o in grado di arrivare tra le prime quattro”
“Allora togli Luis Alberto, Milinkovic e Immobile alla Lazio… Ci sono due squadre che hanno undici campioni, l’Inter e la Juve, basta”.

Cassano: “Noi avevamo squadre super, ma la piazza è difficile”…
“Sono d’accordo con te, ma quella squadra che ti ha visto brillare ed esordire, ha dovuto vendere Chivu, Emerson, Mancini… La differenza. Devo cambiare testa: ho sempre pensato che potesse essere colpa delle radio, i giornali… Ora devo pensare a chi va in campo. Se quelle squadre non avessero venduto Samuel, Mexes, Vucinic. O tre anni fa Salah, Alisson, Nainggolan, Pjanic, Strootman: le altre squadre non sono obbligate, oppure se ne vendono uno lo rimpiazzano. Questa è una potenza di fuoco importante poter migliorare sempre la squadra. Il Napoli è arrivato a due punti dalla Juve e hanno comprato Higuain”.

Villar?
“Forte, mi è subito sembrato uno che sapeva cosa fare con la palla. Sbagliò un gol davanti alla porta, ricevette parecchie critiche. Mi piace guardare i giocatori beccati, come Ibanez che è un buon giocatore, avrà un ottimo futuro Villar. Pellegrini sta facendo quel salto di qualità che gli si chiedeva. Da quando ha iniziato a fare il centrocampista sta facendo partite meno appariscenti ma più concrete, si sta ritagliando uno spazio da leader”.

Il problema di Ibanez è il derby?
“Il derby è importante, ma questa cosa dell’ambiente romano è ingigantita. La settimana dopo si rigioca, non muore nessuno. Prima le contestazioni erano più pesanti, ora le cose sono più tranquille. L’ambiente è tosto, ma vivibile”.

Cassano: “De Rossi ha una grandissima personalità, si sa confrontare. Ha due palle grandi. Ci vogliono personaggi come te, io non li vedo: Dzeko, Pellegrini, hanno personalità. Ma in quelle piazze lì devi avere due cog**** così”… 
“La personalità esiste anche nel campo. Io magari ad esempio avevo più rapporto coi compagni, parlavo nello spogliatoio, poi c’era Totti che invece era leader in campo, si faceva sempre trovare pronto. Io magari risolvevo le cose parlando, Totti le risolveva in campo. Lui non si è mai nascosto, la palla scottava ma lo trovavi sempre. Quindi non bisogna avere una personalità spiccata, basta farsi sentire in campo”.

Può essere l’erede tuo e di Totti?
“Ci sta provando, sicuramente è uno che si prende le sue responsabilità, non ha paura”.

Com’è giocare per il Boca?
“Sono andato perché ho questa grande passione per il Boca e lì questa passione è aumentata a dismisura. Hanno un modo diverso di vivere il calcio gli argentini, lì il telegiornale parla di cronaca, poi di Boca e River e poi di tutto il resto. Lì mi sono innamorato di tutta l’Argentina, del Boca ma anche del River Plate a livello tattico. Boca e River fanno un calcio diverso, i tifosi sono di estrazione sociale diversa, ma vivono il calcio in maniera simile: è sempre uno scontro, ma leale. Nessuno del River per strada mi ha mai insultato. Il Boca è una cosa enorme, bisognerebbe viverlo. Nella Bombonera vivi emozioni diverse da tutti gli altri stadi”.