C’è poco da stare Allegri

PAROLA CHIAVE

La parola più utilizzata della settimana, rigorosamente dopo “Dzeko”, è sicuramente “Allegri”. Parliamo del mondo romanista ovviamente, quello che è il nostro spazio, il nostro quotidiano. Il riferimento è chiaramente a Massimiliano Allegri da Livorno, che se per sbaglio in questi giorni digiti il suo nome su un motore di ricerca non fai in tempo ad arrivare a metà che ti spunta subito “Roma“, “As Roma“. Perché è così che funziona.

La situazione che si è creata dopo il derby perso malamente e la “doppia” sconfitta (ne conto due, una in campo e una fuori, con il clamoroso sesto cambio che già è pagina nera indelebile della storia del club capitolino) in Coppa Italia contro lo Spezia hanno avuto un sacco di strascichi. Quello relativo alla rottura tra Dzeko e l’attuale allenatore giallorosso non è argomento di queste poche righe, magari lo sarà più avanti, attendendo anche la piega che prenderanno gli eventi.
Allegri dicevamo, come una grande ombra scura, aleggia nell’aria. Mille incontrollate (o indirizzate?) voci che si sono levate e si levano in cielo, addensandosi come gigantesche nubi sulla testa del povero Paulo Fonseca.
La Roma su Allegri“, “Allegri-Roma: c’è accordo per luglio“, “Fonseca in bilico, ecco Allegri“…Potremmo andare avanti per qualche pagina probabilmente. Sicuramente il fatto che l’allenatore livornese ex Juventus sia a piede libero stuzzica e non poco la fantasia di tante penne pronte a scrivere e di certo anche tante società che vogliono costruire qualcosa di importante con un tecnico che ha dimostrato di essere vincente, un top nel suo ruolo (senza dubbio). La Roma ha davvero avuto dei contatti diretti con Massimiliano Allegri? Forse sì, è una cosa che non si può escludere, anzi è certa per qualcuno e meno certa per qualcun altro. Il punto della questione però è diverso e non è se Allegri sarà il prossimo allenatore dei giallorossi.

FONSECA E LA STAMPA

Il punto, direi anche abbastanza centrale, è che la Roma un allenatore lo ha. Un coach che al netto di alcuni limiti ed errori (perché possiamo dirlo serenamente: Fonseca non è il migliore del mondo e lo sa benissimo anche lui) è in zona Champions a fine girone di andata (e i conti si faranno alla fine chiaramente; ma lo status quo è questo). Con una rosa, udite udite, che secondo moltissimi valeva (e forse vale davvero) più o meno il settimo posto della nostra Serie A; rosa che sicuramente è buona ma non ottima, potenzialmente migliorabile in vari tasselli. Si parla di un allenatore in costante bilico, sempre sulla lama di un rasoio, pronto a cadere. Quando la sua Roma vince, la narrazione dice che ha vinto la Roma, che ha vinto la squadra; se però si perde (e anche se in modo fragoroso e per certi versi umiliante, i giallorossi hanno perso tre partite in campionato, non dieci) la colpa è di Fonseca e di qualche scelta sbagliata fatta nella gestione dei cambi o nel preparare la partita. Questa non è una teoria, ma è verità comprovata dai fatti, basta leggere i titoli dei giornali e sentire i commenti dei salotti televisivi dove spesso si sproloquia a caso su questo o quell’altro, si chiamano tutti gli allenatori per nome ma quando è il turno di intervistare Fonseca si dice: “Buonasera mister“…

Forse il portoghese non è simpatico, ma di sicuro non gode dei favori di chi racconta la Roma. Addirittura ieri Juric, allenatore del Verona prossimo avversario dei giallorossi, ha dichiarato quanto segue: “Sulla Roma siete fuori di testa tutti, è davanti alla Juve e ha perso un derby, oltre che in Coppa, in modo strano. Evidentemente non ha una buona stampa, o non sa gestire le cose. Ma sono terzi e stanno davanti a Napoli, Atalanta e Lazio. Per me parlare di difficoltà è stranissimo. La vedo piena di talenti, di freschezza, di gioventù. Ci sono tante cose belle da vedere, e penso che affrontiamo una squadra di primo livello“.
Sicuramente parte delle dichiarazioni servono anche a dare peso all’avversario, pungolare i suoi giocatori a dare il massimo sottolineando la forza della Roma e probabilmente anche a mettere le mani avanti in caso di risultato negativo. Ma sulla “buona stampa” o “non sa gestire le cose” probabilmente Juric non ha tutti i torti. Fonseca e spesso la Roma tutta sono trattati a pesci in faccia da gran parte della comunicazione sportiva. In più, aggravante, la società che ha confermato il mister lusitano e lo ha supportato con i fatti nelle ultime due settimane (vedere la vicenda Dzeko), non lo ha però protetto e sostenuto dal punto di vista comunicativo, fattore non meno cruciale.

LA COMUNICAZIONE E’ IMPORTANTE

Non c’è stato un comunicato ufficiale, una smentita sulle voci che vogliono Allegri pronto a diventare il nuovo allenatore (adesso o dopo), due parole dette pubblicamente per ribadire fiducia. Va bene il basso profilo, ma in una situazione così complessa forse la nuova proprietà, direttamente dalla viva voce di Ryan o Dan o per mezzo di Fienga o Pinto, avrebbe potuto (ma forse anche dovuto) farsi sentire. Per sgombrare il campo, non lasciare troppo spazio a voci, vocine, pressioni che bene non fanno a nessuno e soprattutto alla Roma. Perché in città, sponda romanista, non si parla altro che di Dzeko e dello scontro con il mister e del sogno Allegri, di quello che sarà, di quello che verrà, di quello che si farà sul mercato. E si sguazza nel dibattito prendendo le parti di uno o dell’altro, tifando per il giocatore o per l’allenatore, per l’esonero o per la conferma. Una cosa che avviene ovunque, ma un po’ di più all’ombra del Colosseo: quanto ci piace dividerci.

Scordandosi colpevolmente che la Roma è in piena lotta per un obiettivo importantissimo dal quale passa anche il futuro immediato: la qualificazione alla coppa dalla grandi orecchie, unico palcoscenico che porta prestigio, soldi e visibilità. Unico asset davvero appetibile per attirare giocatori di primo livello. E chi è l’allenatore della Roma adesso? Chi sta cercando di guidare questo gruppo a finire l’anno tra le prime 4? Chi è a soli 6 punti (con uno tolto a tavolino) dal primo posto?
In questi casi una presa di posizione è necessaria, per riportare tutto e tutti all’ordine e dare un segnale.
I numeri non possono valere solo in una direzione, se valgono devono valere sempre. La Roma di Fonseca è certamente quella che ha perso 4-0 con il Napoli, 4-1 con l’Atalanta e 3-0 il derby. Ma è anche quella che ha fatto 30 punti su 30 con le ultime 10 della classifica e ha messo insieme 37 punti finora. E’ dunque giusto mettere Fonseca sulla graticola quasi quotidianamente e pensare a cambiarlo di corsa con Allegri? No. E non perché Allegri (come detto chiaramente) non sia un grande tecnico, ma perché il portoghese non lo merita, numeri alla mano.

A fine stagione o drammaticamente prima (in caso di crolli verticali che assolutamente nessuno si augura) verranno fatte le dovute valutazioni. Adesso forse sarebbe più opportuno concentrarsi tutti sul campo, pensare alle partite, a vincerle. Vicini a Fonseca per il bene più grande: quello della Roma.